Auguri Valentina, la sexy eroina di Crepax compie cinquanta anni

Sono già passati cinquanta anni da quando Valentina Rosselli (per gli amici semplicemente Valentina) fece la sua comparsa sulle pagine della rivista Linus.
A crearla in quel lontano 1965 fu Guido Crepax, anticipatore insieme a Hugo Pratt di quel che oggi amiamo chiamare fumetto d’autore o anche graphic novel.
Milanese, figlio di un violoncellista della scala, gli rimasero per tutta la vita i modi spicci del pubblicitario.
Una volta, già famosissimo, ebbe a dire: «A me il fumetto non piace neanche tanto, sono stato degli anni interi senza leggerne mai, fino a che ho pensato che avrei potuto farlo io».
Eppure l’intuizione che ebbe per Valentina è stata di quelle epocali, una vera e propria rivoluzione: decidere di farla invecchiare, cioè dotarla di una carta d’identità con tanto di data di nascita (Valentina è del 1942).
A suo modo una trovata che in campo artistico vale la merda d’artista di Manzoni, o le tele tagliate di Fontana: quando mai si era letto, e visto (alla lettera!), un eroe dei fumetti che sfondava l’eterno presente della finzione per approdare nel mondo della deperibilità e del decadimento? A pochi numeri dal suo esordio, la donna che non aveva paura delle proprie rughe si affrancò del ruolo di valletta e prese il comando del proprio destino.
Il filone fantascientifico- che allora andava per la maggiore nel fumetto-, si caricò di una tensione erotica senza precedenti.
I glutei di Valentina (al pari del suo caschetto corvino) fecero da apripista a tutta una serie di altri personaggi femminili discinti, che volendo mostrare di più fecero però sognare di meno: Lucifera, Jacula, Sukia Vartàn.
L’asso nella manica di Crepax fu quello di non voler creare a tutti i costi una donna compiacente, e il suo tratto di pennino - mai ruffiano - si divertì a giocare coi desideri maschili, lasciandoli in fondo sempre inevasi, mai del tutto appagati: ecco il segreto della creazione di una vera femme fatale.
Valentina non piacque alle femministe perché l’epoca demonizzava l’erotismo come prodotto pensato esclusivamente ad uso e consumo degli uomini, eppure rappresentò un modello di emancipazione femminile, a partire dal fatto che lavorasse in proprio come fotografa, presupponendo che la libertà sociale della donna dovesse per forza di cose passare per un’autonomia professionale, cioè economica.
Valentina ebbe molto in comune con gli anni sessanta: le storie oniriche, spesso dei veri e propri trip lisergici, rispecchiarono alla perfezione anni in cui sotto molteplici punti di vista - la grande [...]

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