Aumento del prezzo del petrolio: presto la fine?

L’attuale corso del prezzo del petrolio nei mercati globali ha raggiunto il livello più alto della vetta? Tale è la domanda di cui discutono traders ed analisti in seguito alle due giornate di ribasso che totalizzano il 7%.
Il 16 luglio scorso, il petrolio greggio West Texas Intermediate quotato sul New York Mercantile Exchange ha terminato la giornata a 134,58 dollari (84,83 euro) il barile, cioè una decrescenza di 10,65 dollari (6,71 euro) su due giorni.
Il corso dell'oro nero si è abbassato di circa il 10% dal suo prezzo record di 147,27 dollari (92,83 euro) raggiunti l'11 luglio.
Questa flessione si spiega con la presa in considerazione, da parte dei grandi attori del mercato, della riduzione della domanda nel consumo energetico negli Stati Uniti, benché la tendenza resti orientata verso l’aumento a lungo termine.
Sembrerebbe che gli operatori specializzati nel segmento della compra/vendita del petrolio abbiano finalmente coscienza della reazione del grande pubblico di fronte all'aumento quasi giornaliero dei prezzi dell'energia.
Per un'intero periodo, gli investitori hanno tenuto conto soltanto di ciò che sottendeva l'aumento ed hanno ignorato ogni fattore che poteva motivare un ribasso.
Ma ora che i consumatori rinunciano ai loro Hummers ed ai loro pick-up, veicoli che in media sono spinti da motori da 5000cm con consumi spaventosi per un automobilista europeo, iniziano a preoccuparsi delle ripercussioni a medio lungo termine del fenomeno.
Una caduta “stupefacente" della domanda.
Se gli operatori hanno finora scommesso sulla domanda crescente dei paesi in via di sviluppo come la Cina o l'India, il ribasso del consumo americano inizia ad inviare segnali forti che il mercato non può ignorare.
Inoltre, le cifre pubblicate il 16 luglio dal ministero dell'energia americano mostrano che gli stock di grezzo raggiungono 296,9 milioni di barili, cioè 3 milioni di più del previsto, mentre gli analisti contavano su un declino delle riserve.
D'altra parte, come lo indica una media su quattro settimane pubblicata in modo settimanale dai regolatori federali statunitensi, la domanda di prodotti energetici è caduta del 2% rispetto alla primavera scorsa.
Un segno precursore di un ribasso ben più importante.
Potrebbe darsi che i momenti più difficili dell'aumento dei prezzi siano dietro noi.
La corrente inizia ad invertirsi.
Quanto a Joel Fingerman, consulente e fondatore della Fundamental Analitycs di Chicago, sostiene che si va diretto sulla riduzione del 5% della domanda di benzina registrata negli Stati Uniti [...]

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