Aurora

A villa Serena tutto era organizzato con estrema cura, merito della governante e delle sue due schiave nepalesi   Io ero arrivata a villa Serena con l'incarico di istitutrice.
A villa Serena, però, non c'erano  dei bambini da istruire.
Venni così adibita a cane da guardia.
Ciò mi consentì di sfuggire al tragico destino delle ragazze che vivevano nella casa nel bosco.
Il padrone aveva infatti delle abitudini alimentari molto particolari: era ghiotto della carne delle ragazze, soprattutto assiatiche e aveva traasformato la casa nel bosco in una sorta di  dispensa vivente.
  Egli amava la carne fresca.
Così ogni sera, una delle ragazze veniva presa e portata nel bosco.
Le venivano legate le mani dietro la schiena e veniva appesa per i seni a un albero.
Le venvano praticate quindi delle inccisioni per lasciar defluire il sangue.
  Alla mattina, ritornavano con un grande mastello che mettevano sotto la ragazza.
La goverrnante apriva, quindi, l'addome della ragazza e riempiva il mastello con le sue interiora.
La ragazza veniva quindi portata in cucina dove veniva preparata per il pranzo del padrone.
  Ciò che non veniva magiato, era gettato nell'immondezzaio.
La governante era una bravissima cuoca e la carne delle ragazze sembrava della normale carne bovina.
Il padrone morì soffocato da un pezzo di carne un mese dopo il mio arrivo a villa Serna.
La governante che aveva un innato senso degli affari, aprì un casino.
Io rimasi a fare la cagna da guardia.

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