Autonomia scolastica

Da “Micromega” I frutti marci dell'autonomia scolastica Marina Boscaino   Proviamo per un attimo ad immaginare cosa direbbe ad esempio Piero Calamandrei se sapesse che l’orientamento per i ragazzi delle scuole medie che devono iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado si svolge in un centro commerciale.
Siamo a Roma, quartiere Eur.
Parlo di Calamandrei perché fu proprio il padre costituente a formulare, in un indimenticabile discorso del 1950, questa imponente definizione: “La scuola, come la vedo io, è un organo 'costituzionale'.
Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione.
Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola “l’ordinamento dello Stato”, sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo.
Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi.
Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo.
Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue”.
Ecco: i frutti marci dell’autonomia scolastica hanno portato proprio a questo; la vendita all’incanto – nell’Eden del consumo – di un bene – strumento dell’interesse generale - ridotto a vera e propria merce: l’istruzione.
Quella che dovrebbe emancipare, includere, rendere cittadini consapevoli e non consumatori acritici, come il tetro scenario sembrerebbe invece suggerire.
La scelta di svolgere in uno dei centri commerciali più mastodontici di Roma il cosiddetto “open day” – testimonianza, a partire dalla dizione esterofila, di imbarazzante subalternità culturale – è essa stessa funzionale al mercato e metamercantile: il centro commerciale in questione è il massimo polo aggregativo – ahimé – della gioventù locale, delle famiglie in compulsiva ansia da shopping e garantisce un’affluenza quotidiana di centinaia e centinaia di persone.
Scegliere la scuola, ovvero orientarsi su un’opzione [...]

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