BANDITO IL DALAI LAMA

Ricorderete che alcuni giorni fa ho accomunato la democrazia con il capitalismo e, di conseguenza, con l’assenza di qualsiasi valore – sia etico che religioso – in cambio del denaro, vero ed unico dio (minuscolo per calcolo) da adorare e rispettare.
Accanto a questo principio informatore, esiste un corollario di dei minori, ma egualmente importanti, uno dei quali è la continua  ricerca di nuovi mercati che possano continuare a ricevere le merci che il mondo capitalista continua (e deve continuare, pena la fine di tutto!!) a produrre.
Nella continua ed incessante ricerca dei mercati da esplorare e colonizzare, al primo posto – per imponenza abitativa e per grandezza geografica – vi è senza dubbio la Cina che è ormai sulla soglia della parificazione con i nostri sistemi politici, anche se lì non c’è una democrazia come noi la intendiamo, in quanto il potere centrale è onnipotente ed è gestito da non più di cinquanta persone.
Ma torniamo al mercato cinese: ogni imprenditore italiano degno di questo nome ha sperato di approvvigionare quella popolazione con la sua produzione e, in tanti sono riusciti nell’intento, tant’è vero che esiste una Fondazione Italia-Cina, diretta da Cesare Romiti,  che tiene a battesimo gli ardimentosi esploratori.
Il problema della Cina, a mio avviso, è che non intende affatto essere considerata una zona da colonizzare, forte come è della gran massa di mano d’opera da mettere in campo per realizzare numeri produttivi mirabolanti, per noi inimmaginabili.
Una delle cose che ancora in Cina non riescono a digerire – nonostante tutti i passi sulla modernità che sono stati fatti – è quell’anziano signore che coperto da una lunga tunica color porpora, con le braccia scoperte ed i piedi calzati in semplici ciabatte, gira per il mondo per raccontare – a chi lo vuole ascoltare – di come la Cina abbia “conquistato militarmente” il proprio paese e lo abbia inglobato nel proprio mastodontico impero: sto parlando del Dalai Lama, figura carismatica e rappresentativa degli esuli dal Tibet.
Sembra che a Pechino ci sia un ufficio che si occupa di seguire da lontano le visite del Dalai Lama e intervenire presso i governanti di quei paesi, avvertendoli che se riserveranno al personaggio tibetano delle attenzioni assimilabili a quelle di un capo di stato, i rapporti con la Cina avranno uno sviluppo fortemente negativo; il discorso è sempre lo stesso e va avanti da anni, Nel suo peregrinare per il mondo, il signore con la tunica passerà anche dall’Italia e si aspetterebbe [...]

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