BERLUSCONI, NON TI RESTA KE PIANGERE!

L'ACCADUTO Strasburgo, 2 luglio 2003 Era cominciata anche bene: un discorso completo, preparato con cura.
Silvio Berlusconi stava esponendo, nell'aula attenta del Parlamento europeo di Strasburgo, il programma del semestre italiano di presidenza dell'Ue.
Solo per un momento, proprio all'entrata nell'aula, una protesta di dimensioni assolutamente minima aveva turbato il neopresidente del Consiglio Europeo: un paio di cartelli sui banchi dei Verdi, subito rimossi, sui quali era scritto, parafrasando una recente copertina dello "Spiegel", "Nessun padrino per l'Europa".
Anche gli interventi degli eurodeputati erano sembrati abbastanza "tranquilli": certo, ogni tanto qualche accenno al conflitto d'interessi, soprattutto da parte dell'estrema sinistra e dei verdi, e qualche altro accento polemico tutto sommato previsto e non diverso da quanto si era già udito a Strasburgo alla vigilia.
Anche nella sua replica, il neopresidente del Consiglio europeo aveva esordito bene, rispondendo con vivacità ai molti rilievi mossi dagli eurodeputati.
Poi, improvviso e inaspettato, l' "incidente".
Berlusconi stava esponendo la sua teoria sulla stampa italiana - che sarebbe particolarmente critica verso di lui per dimostrare la propria indipendenza dalla proprietà, spesso detenuta dal suo gruppo o dalla sua famiglia - quando, sempre più insofferente per i rumori di disapprovazione provenienti dalla sinistra, apostrofava i deputati "turisti della democrazia", e passava quindi ad attaccare Shultz per il suo intervento con una battuta: in un film sui lager nazisti, gli diceva, lei sarebbe adatto al ruolo di kapò.
E' possibile che Schulz avesse provocato a bella posta Berlusconi, come ammetterebbe lui stesso in un articolo, peraltro smentito in serata, che la "Berliner Zeitung" pubblicherà domani.
Quel che è certo è che la battuta non poteva essere scelta peggio, essendo diretta a un tedesco.
Berlusconi avrebbe potuto ricorrere a molte altre immagini altrettanto efficaci, e sarebbe rimasta una battuta.
Il suo riferimento al nazismo, invece, per quanto ironico, è stato percepito dal Parlamento europeo come un insulto inaccettabile e inaudito.
Non è sfuggito il gesto di disagio di Fini, al suo fianco.
Mentre Berlusconi parlava, si è alzato, è andato a dare la mano a Romano Prodi, seduto lì vicino, e poi non è più tornato al suo posto.
Intanto, alla richiesta di ritirare le sue parole, il primo ministro italiano aumentava ancora il tono della polemica, chiedendo che fosse invece Schulz a scusarsi.
Più tardi, Fini prendeva le distanze dal [...]

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