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  “Su Mirafiori la Fiom ha perso”  Martedì 08 Marzo 2016 Il trasferimento di 200 lavoratori da Grugliasco allo stabilimento di Torino “è la dimostrazione che Fca sta mantenendo gli impegni”, parola del numero uno Fim Chiarle.
E i sette giorni di cassa integrazione alla Maserati “erano ampiamente attesi”( NdR attesi da chi? Dagli operai?) “Su Mirafiori la Fiom ha perso”.
Parola di Claudio Chiarle, numero uno della Fim Cisl, sindacalista del sì a Fca (ma anche del no a De Tomaso).
In entrambi i casi, almeno fino a questo momento, ha avuto ragione.
( NdR  esilarante usare la parola “ Perso” visto che dal giorno del referendum Mirafiori tira avanti con un modello solo e lavorando 5/8 giorni al mese)   È bastata la notizia, peraltro ampiamente attesa, dei sette giorni di cassa integrazione alla Maserati di Grugliasco per far riaccendere la polemica attorno al polo del lusso della casa automobilistica italo-americana.
La sospensione – dal 20 al 22 e dal 26 al 29 aprile - interesserà 1932 addetti, di cui 1688 operai e 244 tra impiegati e quadri; abbastanza per mettere in allarme la Fiom che parla di un “trend di cassa integrazione che prosegue”, confermando “le nostre preoccupazioni e valutazioni”.
Tesi respinta da chi derubrica questi interventi come il tentativo di sparare le ultime cartucce contro un progetto ormai avviato e che, con la produzione del suv Levante, riporterà in fabbrica i prime mille operai di Mirafiori ( NdR gli operai che andranno sul Suv sono i lavoratori in prestito alla Maserati e messi in Cig a fine settembre e 300 operai della Mito messi anche'essi in cig  da ottobre) .
I sindacati del sì hanno ormai buon gioco a rivendicare il sostanziale successo della propria linea politica che, settimana dopo settimana, si palesa tra gli ex stabilimenti Bertone di Grugliasco (dove vengono prodotte la Quattroporte e la Ghibli) e Mirafiori, in cui, dopo il Levante, è atteso il secondo modello di Alfa Romeo, sul quale vengono riposte le aspettative della piena occupazione.
“La cassa in Maserati era già stata annunciata dall’azienda e viene richiesta ogni 13 settimane – prosegue Chiarle -.
La verità è che chi ha puntato sulla rinascita di questi siti produttivi sta portando a casa tutti gli obiettivi”.
I sette giorni di sospensione della produzione sono dovuti all’assestamento della produzione della Ghibli, dalle 34mila vetture del 2014 alle 30mila (scarse) del 2015, confermate anche quest’anno.
Una flessione dovuta a un rallentamento del mercato cinese e alle [...]

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