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“ ...e la memoria è già dolore è già il rimpianto di un aprile giocato all'ombra di un cortile...
” Scusa per ieri Gatta.
Ti chiamo Gatta, mi piace più di Lucia.
Stanotte è caduta la linea.
A me piace parlare; le parole sono la chiave della nostra esistenza.
Scaturiscono da noi stimolate da qualcuno o da qualcosa.
Si trasformano in musicali “mugugni”.
Tiritere mentali.
Due o tre parole di fila riescono a schiudere il forziere che contiene i nostri segreti.
Appaiono immagini e sensazioni che ci scuotono mentre la malinconia ci sommerge.
Ti stavo accennando di quella notte, dove il grande Fabrizio cantava il Pescatore.
La differenza è che ora non puzzo di alcol...
ero totalmente ubriaca; ho in mente lui nel momento che ferma l'orchestra.
Dopo un acceso battibecco parla al pubblico lì presente.
Ha ripreso a cantare, canta Creuza de mä.
Quante volte mi son chiesta com'è possibile che mi si affacci solo questo e poco altro? I danni da me subiti per il colpo alla testa hanno cancellato cose ben più importanti.
I medici parlano di lesione anomala all'encefalo, nella parte destra, dove la corteccia prefrontale si attiva quando è in fase di rievocazione mnemonica.
Forse ho salvato ricordi ed esperienze da qualche parte che non riesco a trovare.
Ci deve essere una chiavetta, un disco esterno, che contiene l'essenza della mia vita.
Quando ho voglia di rovistare io evoco.
Cito il rimpianto di un Aprile.
Il miracolo purtroppo non sempre avviene.
Non è scienza esatta.
In più non c'è sequenza logica in ciò che mi appare.
Sono balzi.
Dietro, avanti nel tempo; nello stesso stante di nuovo dietro.
Non ho neppure la certezza di chi sia stato il mio primo amore.
Il “fidanzato” di terza elementare invece lo rammento; poi l'adolescenza, quando accucciata nel cortile, nel mese di Aprile, mi appassionavo a fare esperimenti di chimica.
Intere colonne di processionarie ne fecero le spese.
Migliaia di formiche bruciate da miscugli e composti vari.
Ogni viso mi appare losco.
Mi scruta; sono spiata, nuda, sporca; stento a riconoscere questa gente sinché si affaccia mia madre.
Nasconde i detersivi in cantina, i disgorganti scomparsi, così i medicinali.
Temeva bruciassi anche il divano...
oltre al tavolo buono.
Vorrei fermarmi un po' con lei, ascoltarla.
Il tempo mi ha raggiunta, potrei farlo ora.
Che peccato! Se ne è andata, non vuole vedermi soffrire, ma è solo male dell'anima il mio...
c'è un letto, il bel dottore disse che mi trovavo in ospedale.
Il mio primo ospedale; non mi dilungo, te ne parlerò.
Credo che la [...]

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