Banche, i primi nodi da sciogliere sono Mps e Unicredit

La riunione che c'è stata ieri presso il ministero dell'Economia ha tracciato i contorni dell'attuale situazione del sistema creditizio in Italia.
Nelle stanze di Via XX Settembre c'erano il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, il presidente di Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il presidente di Quaestio Sgr Alessandro Penati fianco a fianco con i consiglieri delegati di Ubi, Intesa e Unicredit.
Le principali questioni delle banche Al centro c'erano soprattutto due questioni.
Il piano di salvataggio di Mps e l'acquisizione da parte di Ubi di 3 good bank.
Tutto questo, nel quadro a tinte fosche dove domina la vicenda di Deutsche Bank.
I problemi del colosso tedesco rischiano infatti di riflettersi sull’intero sistema europeo delle banche.
Per quel che riguarda Monte dei Paschi, si è discusso sui tempi di attuazione del piano di salvataggio.
Un piano che avrebbe dovuto già essere in marcia e che invece è slittato più volte in due soli mesi.
Occorre raccogliere 5 miliardi, in fretta.
Il nuovo ceo Marco Morelli sta studiando un piano misto.
Prevede la conversione dei bond subordinati e un aumento di capitale.
Riguardo la cessione delle «good bank», quelle nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, se qualche giorno fa l'acquisizione da parte di Ubi sembrava al rush finale, oggi il quadro è meno semplice.
La commissione europea aveva concesso la proroga del termine per la cessione, scaduto il 30 settembre.
Lo aveva fatto perché si aspettava un rapido evolversi delle cose.
Invece non c'è stato, e si teme che un eventuale passo indietro della banca possa rimettere in discussione tutto.

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