Bangladesh: “il pret-à-porter” sulla pelle dei poveri

Lo scorso 14 dicembre 2010 un incendio ha devastato una sartoria a Dacca, la capitale del Bangladesh, uccidendo almeno 29 persone e, si stima, ferendone altri 200.
Il fuoco ha devastato una fabbrica del gruppo Hameen dove vengono prodotti capi di abbigliamento prêt-à-porter per marche occidentali.
Il dramma ha turbato la fragile tregua che si era conclusa solo alcune ore prima, sotto gli auspici del governo, tra gli operai del settore tessile ed i loro datori di lavoro, e che aveva causato la morte di almeno quattro persone durante le violente manifestazioni che avevano fatto seguito all'instaurazione di nuove "tabelle nazionali" riguardo agli stipendi.Sconcertante il racconto fatto ai giornalisti da Abdul Kader, uno dei superstiti dell'incendio, nel quale testimonia di aver visto tra cinquanta e sessanta colleghi gettarsi dal decimo piano per sfuggire alle fiamme, "poiché le uscite di sicurezza erano chiuse".
La direzione, tuttavia, ha affermato il contrario: "Gli operai non sono stati in grado di trovare le uscite di sicurezza, probabilmente a causa del fumo molto denso", assicura Humayun Kabir, direttore di produzione.
Finora la causa di questo disastro non sembra legata a movimenti sociali: si sarebbe trattato di un cortocircuito elettrico, anche se questa ennesima disgrazia appesantisce ulteriormente un bilancio di morti sul lavoro che, nell'industria dell'abbigliamento, è già molto pesante.
Tra il 2006 e il 2009, infatti, secondo il Dipartimento della Sicurezza Civile dei Pompieri, sono 414 gli operai del settore tessile che hanno perso la vita in almeno 213 incendi di fabbriche.
Il prêt-à-porter è il segmento di mercato che porta in Bangladesh i maggiori introiti in valuta straniera, con un fatturato, nell'esercizio contabile 2008-2009, di ben 12,7 miliardi di dollari (circa 9,6 miliardi di euro), pari a circa il 14% del prodotto interno lordo del paese.
[Cifre ufficiali fornite dall'Ufficio per la promozione delle esportazioni del Bangladesh] Il pregresso: la scorsa estate gli operai del settore tessile, il cui salario minimo era di 1.662 takas mensili (circa 18 euro), si sono mobilitati per ottenere un aumento dello stipendio minimo mensile, chiedendo che venisse alzato a 5.000 takas (53 euro).
L'accordo definito il 29 luglio 2010, tuttavia, ha fissato il minimo salariale in 3.000 takas (33 euro).
A Dacca, Chittagong e in altre città bengalesi, le manifestazioni dello scorso 11 e 12 dicembre hanno causato centocinquanta feriti.
Dal lato delle imprese, queste proteste hanno causato importanti perdite di [...]

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