Beatles o Rolling Stones, Duran Duran o Spandau Ballet, Oasis o Blur?

Domenica 7 dicembre, Stadio (di via) Del Mare di Lecce.
Al minuto '90 di Lecce - Juventus un cross perfetto piove sulla testa abbastanza bisunta ma molto capace di Amauri.
Il Brasilo-brasiliano stacca bene e intuisce che schiacciare la palla sia la cosa giusta da fare.
Benussi non può nulla e la Juventus porta a casa tre punti fondamentali.
Fin qui, a parte la notazione di colore sulla chioma di Amauri, nulla di diverso da quello che avrebbe scritto un qualsiasi bravo giornalista sportivo ((quindi un cattivo giornalista, salvo rarissime eccezioni), quindi questa stessa osservazione trasuda un'antipatia bisunta e del tutto inutile)), quindi meno astio e avanti con l'Almanacco, che non se ne può più di veleni))).
Ma si sposti il centro della scena per un attimo e si usi lo spot per illuminare l'autore del cross.
De Ceglie.
Paolo De Ceglie, nato ad Aosta il 17 settembre dell'86, è un predestinato.
Terzino sinistro dalla falcata prodigiosa e dai piedi ottimi, vive la sua prima stagione bianconera in serie A tra la panchina e la panchina.
De Ceglie, che è davvero forte (così ci leviamo il dente e usiamo aggettivi adeguati), scalda il sedile anatomico dell'Olimpico e quelli delle forme più svariate fuori dall'Olimpico, perché al posto suo gioca qualcun altro.
Non Roberto Carlos, no.
Nemmeno Zambrotta, no.
Chi? Philipp Lahm? Ma no, nemmeno lui.
Il titolare della fascia sinistra della Juventus, forte del consenso di molti tifosi, è Cristian Molinaro.
Che corre.
Nessun'altra dote nota e registrata.
Corre e a volte riesce anche a invertire il senso di marcia e colpire il pallone.
Ora, è legittimo che una squadra resti innamorata dei suoi terzini proletari, instancabili e senza paura (forse perché senza sistema nervoso e termometro emotivo), come Torricelli, Birindelli, Pessotto, perfino Dimas e Jarni (gli ultimi due sapevano anche giocare a calcio).
Succede e c'è un che di nobile e nostalgico nel celebrare i portatori d'acqua, quelli che ogni tanto impazzivano contro l'Ajax e saltavano dieci avversari per poi crossare parabole perfette.
Nulla da eccepire.
Ma Molinaro no.
Si tratta di avere un po' di senso della realtà.
La gavetta devono farla tutti, non ci piove.
Che De Ceglie soffra.
Se Ranieri vuole lo chiamiamo tutti da numero anonimo, gli facciamo buh da dietro l'angolo, gli annodiamo i lacci delle scarpe, destro col sinistro.
Angherie, nonnismo, gavetta.
Tutto bene o tutto male, a seconda dei punti di vista.
Ma se dev'essere, che al posto di De Ceglie giochi uno bravo.
O almeno uno.
Non Molinaro.
Perchè allora [...]

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