Beautiful mind: John Nash

Uno dei passaggi più significativi del film dedicato al grande matematico John Nash, premio nobel 1994 per l'economia scomparso lo scorso anno è, a mio avviso, il momento in cui Nash "capisce la sua malattia": il momento in cui, la sua mente malata, nel proiettargli immagini "comprende"che quei personaggi non sono reali: la bambina non cresce mai.
E' il momento clou del film, perché Nash può finalmente ragionare.
Vuole ragionare per vincere la sua malattia.
Non è una guarigione quella che seguirà bensì una presa di contatto con la realtà che produrrà un cambiamento irreversibile nella sua vita.
Seppur romanzato e arricchito di elementi di fantasia, il film mette al centro il lavoro duro che, John Nash dovette esercitare su di sè:  distinguere costantemente la realtà da ciò che la sua mente gli faceva immaginare e vedere.
Imparare a convivere con le voci dentro di sé, con le sue allucinazioni.
John Forbes Nash, aveva certamente una mente brillante, la sua teoria dei giochi gli valse il premio Nobel, ma non penso di sbagliare affermando che il premio maggiormente significativo, Nash lo abbia vinto, testimoniando con la vita, una realtà che non è appannaggio soltanto della malattia.
"Io non sono la mia malattia, ha detto Emma Bonino, annunciando la lotta contro il tumore.
Qualcosa del genere, deve aver pensato John Nash, imparando a vivere con la schizofrenia.  Una soluzione forse non valida per tutti i malati, ma sicuramente trasferibile nel quotidiano per ogni persona che può restare intrappolata nei film della propria mente.
Questa "ricerca della soluzione" potrebbe condurre a chiedere aiuto, a trovare sbocco in una consulenza o in una psicoterapia ma è inequivocabile che  richieda il duro "lavoro su sé stessi" fatto di tempo, ascolto, pazienza...e dieta della mente, come John stesso chiama, il regime cui si sottopone per non indulgere dietro le personali visioni.
 Un po' come  fosse un'alimentazione controllata, egli impara a dirigere gli appetiti della mente per impedirle di deviare dalla realtà.  A detta di Nash, furono gli studi sulla meccanica quantistica a renderlo preda di attacchi paranoidi, tanto da far pensare che Nash avesse toccato l'Infinito e non era riuscito a contenerlo in se stesso.
Un’intuizione  che riporta nel discorso alla consegna del Nobel, di ben altro spessore rispetto al romantico discorso con cui termina il film.
"Così sembra che oggi il mio pensiero sia di nuovo razionale - disse fra l'altro - simile a quello degli altri scienziati.
Non è però motivo di gioia il [...]

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