Bernalda e Marconia, Matera, 12 e 13.1.2013.

200 persone incontrate in 2 serate.
La Provincia di Matera, ancora una volta, ha risposto lasciandomi come in una favola.
Il profumo dell'erba appena risvegliata dal sonno invernale, l'odore del mare che il vento dall'est porta in città, gli abbandoni della terra martoriata dalle frane su cui alberi piegati e mai spezzati svettano verdi e forti, mai stanchi di arrendersi al vento, alla gravità, mi ricordano me, le mie sfide, i sogni di gioventù mai reali allora e la mia vita reale oggi.  Non scordano i miei sensi, tutti, di appartenere a questa terra.
Chiudo gli occhi, distratto, il timido richiamo di un passero che sfida il grecale e, senza volerlo, colgo questa tua immagine, nello scorrere irruente delle acque del Fiume Basento e ascolto, ascolto e accarezzo l’onda del pensarti, che lascio frangere lontano e, con lo stesso desiderio, colgo ancora quel tuo visino.
Capelli di seta divisi sul tuo volto, due spicchi di sole i tuoi occhi, un momento che cerco di arrestare nei miei pensieri e catturare con parole che non ho.  A Bernalda e Marconia, intriso di me, piegato e mai spezzato, a volte irto e forte contro il vento, ho fatto pace con la mia guerra lasciando le mie dita arpeggiarmi l'animo, cantando, anche a rischio di stonare, parole semplici, vuote come le conchiglie, ma con il mare all’interno.
E questo dolore, che ho adoperato per liberarmi e difendermi da ciò che mi distruggeva, è divenuto il mio ornamento sacro.
Una manciata di preziosi gioielli.  MP.
 

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