Bertolaso: "Dissesto creato da abusivismo"

Abusivismo.
E' questa la parola chiave che sta dietro il disastro nel messinese.
A pronunciarla è stato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, inquadrando da subito l'intera vicenda in una dimensione ben precisa e niente affatto casuale: quella del dissesto idrogeologico provocato dagli abusi edilizi.
Una dimensione che, a tempo debito, passata l'emergenza, renderà necessario accertare "di chi sono le responsabilità ".
"L'acqua fa il suo corso e se le case sono costruite dove non si dovrebbe", se sono sul greto di un fiume, come alcune di quelle crollate a Scaletta Marea che Bertolaso ha visto oggi nel suo sopralluogo, allora "cosa vogliamo aspettarci? Sono otto anni che denuncio questa situazione".
Parole dette "senza polemica", che tradiscono quasi un senso di impotenza di fronte a un fenomeno che sembra non si riesca ad arginare.
Oggi sono in molti - politici, associazioni, sindacati - a parlare di territorio ferito o di tragedia annunciata.
"Se non smettiamo di costruire male, di intaccare l'equilibrio della natura, prima o poi paghiamo un prezzo - avverte il governatore siciliano Raffaele Lombardo -.
Credo che ci sia bisogno - aggiunge - che sindaci, amministratori e cittadini segnalino le disfunzioni e si cominci a intervenire prevenendo i disastri".
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Micciché, ricorda che "già lo scorso inverno, con le forti piogge abbattutesi sulla provincia di Messina, avevamo segnalato la criticità della situazione.
Purtroppo ci si rende conto dello stato delle infrastrutture siciliane solo in occasione di tragedie come questa".
Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina, torna a due anni fa quando "ci fu un fenomeno molto contenuto, ma la mancanza di fondi - dice - non ha consentito di intervenire".
Il primo cittadino della città siciliana tocca così un altro tasto: le risorse.
Proprio "la scorsa settimana, dopo i primi danni seri legati ai temporali - fa sapere la Cgil di Messina - i sindaci dei centri colpiti avevano minacciato le dimissioni in massa perché senza risorse per fare fronte ai danni e provvedere alla messa in sicurezza".
Il sindacato, tra l'altro, "ha chiesto più volte un piano straordinario per la ricognizione e la messa in sicurezza del territorio.
Inascoltato".
La Regione, dal canto suo, fa sapere che dal '98 sulla provincia di Messina sono stati spesi per sistemazioni idrauliche e dissesto idrogeologico oltre 200 milioni di euro tra fondi statali ed europei.
Soldi a parte, sul banco degli imputati c'é soprattutto la speculazione [...]

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