Birmania, Aung San Suu Kyi: "Pronta a trattare con i generali"

Un bagno di folla in cui «la Signora», oltre a ridare speranza ai suoi sostenitori, ha evidenziato una nuova disponibilità al compromesso e al dialogo con la giunta militare, dando l'impressione di aver ripensato anche al tema delle sanzioni economiche.Suu Kyi, come già aveva anticipato il suo entourage, è apparsa tutt'altro che fiaccata dall'ultimo periodo di detenzione.
La base della democrazia è la libertà di parola», ha detto la donna (65 anni, di cui 15 degli ultimi 21 da reclusa) dal terrazzo della sua Lega nazionale per la democrazia (Nld), in un comizio interrotto più volte dai boati di un pubblico che l'ha accolta con cartelli, magliette in suo onore, fiori.
Mentre l'ermetica giunta si è finora limitata a dire che Suu Kyi è stata «graziata per buona condotta», limitando i media statali a darne solo una scarna notizia, è da vedere però se il generalissimo intende accettare la mano tesa di una donna che teme e disprezza: l'anno scorso neanche rispose alla lettera con cui Suu Kyi si offriva di collaborare per il bene del Paese.Sulle sanzioni economiche Usa e Ue applicate da due decenni al regime, largamente considerate inefficaci e che molti osservatori credono più dannose per la popolazione che per i generali, «la Signora» si è mostrata possibilista: «Se davvero il popolo vuole che siano tolte, ne terrò conto», ha detto.
In quell'occasione, il Sud Africa dell'apartheid era agli sgoccioli.Per quanto il rilascio - l'ha confermato la stessa Suu Kyi - sia incondizionato, il potere in Birmania rimane saldo nelle mani della giunta militare, che si è appena assicurata il controllo quasi totale del nuovo Parlamento in elezioni considerate una semplice facciata democratica per il regime: in molti considerano anche la liberazione di Suu Kyi un calcolo cinico per far affluire più investimenti.
Fonte: www.lastampa.it

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