Birmania, liberata Aung San Suu Kyi

La giunta militare pone fine agli arresti domiciliari per il premio Nobel per la pace del 1991.
Ha trascorso 15 degli ultimi 21 anni segregata nella sua abitazione.
"Dobbiamo restare uniti per i nostri obiettivi" BIRMANIA - Aung San Suu Kyi è finalmente libera: è apparsa ai cancelli della sua abitazione e ha salutato commossa la folla di sostenitori che si era radunata appena si era diffusa la notizia a Yangon.
Oggi scadevano i 18 mesi di arresti domiciliari, che le erano stati inflitti per il tentativo di raggiungerla da parte di un americano, dopo la condanna a precedenti sette anni che le erano stati comminati dalla giunta birmana, che sommati a ulteriori condanne hanno portato a quasi 15 gli anni di arresti domiciliari per il premio Nobel per la pace 1991.
MIGLIAIA AD ACCOGLIERLA - La notizia si è subito diffusa tra i sostenitori della leader dell'opposizione birmana, che sono accorsi in migliaia davanti alla sua abitazione per festeggiare la liberazione, che è avvenuta la settimana dopo le elezioni-farsa (secondo gli osservatori occidentali) volute dalla giunta militare.
I primi a entrare nell'abitazione di Aung San Suu Kyi sono stati il suo medico personale e il legale, il quale il 30 settembre, quando era stata annunciata la liberazione della donna per il 13 novembre, aveva dichiarato: «Ci crederò quando la vedrò».
Funzionari birmani sono entrati nell'abitazione di Aung San Suu Kyi verso le 17 (le 11,30 in Italia) per leggerle l'ordine di liberazione emesso dalla giunta.
«Adesso è libera», ha detto il responsabile birmano anonimo.
Il Nobel è poi apparso ai cancelli della sua abitazione.
FARNESINA - Per il ministero degli Esteri italiano la liberazione di Aung San Suu Kyi «è il frutto dell'azione di sostegno e di ininterrotta solidarietà espressa dalla comunità internazionale: un'azione che ha visto impegnata l'Italia, la Farnesina e il ministro Frattini personalmente, e l'Ue nelle sue diverse articolazioni, incluso il rappresentante speciale dell'Ue on.
Fassino», ha detto il portavoce della Farnesina Maurizo Massari, che «auspica che la liberazione rappresenti un primo segnale di apertura del governo di Rangoon per avviare un dialogo con l'opposizione e un processo di apertura sul fronte delle libertà democratiche e il rispetto dei diritti che è fortemente auspicato dalla comunità internazionale».
Redazione online

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