Blair, delitto senza castigo

Il Giudice Hutton, e la civile compostezza britannica dopo ogni sentenza, salvano Tony Blair da una caduta politica annunciata e largamente anticipata dai sondaggi.
Evitata la censura più dura, senza appello davanti all’opinione pubblica, con la conferma che Blair avesse deliberatamente mentito alla nazione manipolando i dossier dell’intelligence ed avesse responsabilità morali nel suicidio dello scienziato Kelly, resta tuttavia da sciogliere il difficile nodo delle scelte politiche che hanno condotto l’Inghilterra in guerra contro l’Iraq a fianco dell’alleato americano.
Purtroppo per Blair il popolo inglese non sembra convincersi a posteriori della necessità dell’intervento armato, non si accontenta del risultato del rovesciamento e poi della cattura di Saddam Hussein, ma continua a chiedere spiegazioni sulle armi di distruzione di massa che non sono mai state trovate; è interessato a capire, ed intende giudicare, le modalità con cui uno Stato democratico ha deciso di compiere una scelta difficile e fortemente osteggiata dall’opinione pubblica come quella di entrare in guerra.
Nel suo difficile compito il premier britannico è stato lasciato solo dagli alleati di Washington che potendo contare sul favore popolare e su di una larga adesione alle scelte dell’Amministrazione, hanno potuto dichiarare che la guerra era stata giusta e che trovava la sua legittimazione nei risultati raggiunti e non nella fondatezza delle argomentazioni che l’avevano provocata.
Lì il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dopo un palleggiamento con la Cia e con Condoleeza Rice consigliera alla Sicurezza Nazionale su chi avesse autorizzato l’acquisizione di notizie infondate, è apparso con ogni evidenza responsabile di una manipolazione dei documenti orientata ad occultare ogni dossier che invitasse alla prudenza, e ad enfatizzare le notizie, anche se non adeguatamente vagliate, che spingevano in direzione della guerra.
L’atteggiamento di Rumsfeld, che in un giudizio tutto basato sulla concretezza dei risultati, non si è minimamente preoccupato della lesione che il suo comportamento aveva prodotto nelle procedure di un ordinamento democratico, ha in realtà inguaiato Toni Blair che è stato assolto da accuse specifiche, ma rimane agli occhi del mondo, e soprattutto dei suoi elettori, responsabile di una scelta grave e del tutto carente nelle sue motivazioni ufficiali.

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