Borghesi nella Grande Guerra. I CAVATORI DELLE APUANE

  I CAVATORI DELLE APUANE, BORGHESI NELLA GRANDE GUERRA I "Borghesi" al Fronte altro non erano che gli operai reclutati tra gli uomini non reclutati per le fatiche di guerra, vuoi per età vuoi per altri moitivi. A tal proposito lo scrittore Rudyard Kipling, corrispondente di guerra sul Fronte Italiano per conto della Gran Bretagna, li defini ancor meglio "lavoratori di morte", alludendo alle grandi opere messe in cantiere e destinate a "creare" morte.
Difficile quantificare quanti furono questi operai borghesi.
Certo è che consultando le fonti primarie, dai diversi archivi il fenomeno appare diffuso, importante ed esteso a tutta l'Europa in guerra.
In Italia sono le ricerche localistiche che in qualche modo mettono l'indice su questo aspetto della Grande Guerra, rivelando una lunga catena di operai dalle qualifiche ben precise, lunghe liste di nomi, storie individuali di giovani imberbi e anziani senza speranza.
Le qualifiche più richieste erano quelle di cavatori e minatori, spaccapietre  e scalpellini.
Nel caso di Massa (MS), allora un piccolo centro con circa 30.000 abitanti, al confine tra Toscana e Liguria, a Settembre del 1915 erano già stati reclutati ben 300 operai.
Per plasmare le Alpi, gli anfratti del Carso, le cime di Lavaredo o gli strapiombi del Grappa c'era bisogno di gente che la montagna l'avesse nell'anima.
Gente che mescolata al sangue avesse la polvere delle pietre su cui aveva mosso i primi passi e poggiato i primi sguardi.
I cavatori delle Apuane.
Loro si che erano nati e plasmati dalle montagne.
Erano nati in quei borghi aggrappati alla roccia.
A Forno, Casette e Resceto, le case in pietra stavano sospese ai declivi come camaleonti invisibili e i bambini crescevano cercando, a sera, i tramonti sulle vette brulle e azzurre come il cielo.
Al tramonto, scendevano i padri, cantando dalla cava, marcando il passo lungo i sentieri, fino a casa.
E così di padre in figlio, la montagna e la cava erano i due capi estremi di quel filo sottile che era la vita tra i monti.
Quando scoppiò la guerra, i cavatori di Forno e Casette e degli altri paesi della Valle del Frigido, insieme a quelli di Fivizzano, Carrara ed Equi, furono sin da subito reclutati.
Erano tra i più abili, tra i più coraggiosi e soprattutto tra quelli che della montagna conoscevano la voce, i respiri ed i segreti, anche quelli oscuri.
Ogni paese fornì così una lista di uomini.
C'era per ogni gruppo un Caposquadra, uno che era pratico del lavoro ma che sapeva anche leggere e scrivere.
Da una delle liste d'archivio, i nomi di 21 [...]

Leggi tutto l'articolo