Bracconaggio, inquinamento e penuria d'acqua La lontra scompare dai fiumi italiani

Un esemplare di lontra, animale sempre meno presente nei corsi d'acqua italianiMILANO - La lontra rischia di scomparire dai nostri fiumi: l'animale, classificato come «in pericolo» nella Lista rossa nazionale delle specie minacciate di estinzione, conta meno di 250 individui sul territorio nazionale.
I ceppi più compromessi sono quelli piccoli e isolati, come quelli molisano e calabrese.
Motivo per cui il Corpo Forestale dello Stato – in occasione della “Giornata mondiale dell'acqua” – ha promosso un incontro sulla salvaguardia del mustelide.
  La lontra a rischio scomparsa                 INQUINAMENTO E INCIDENTI - In Italia, i maggiori fattori di declino sono la distruzione dell'habitat, l'inquinamento e gli incidenti stradali: dalle segnalazioni raccolte sul sito «La lontra» dell'Università di Trieste gli esemplari morti o feriti sono 27 sul totale stimato in 220-260.
Il controllo del territorio, perciò, risulta fondamentale: «Il trend positivo nella riproduzione – spiega Livia Mattei, primo dirigente del Corpo Forestale – va incoraggiato.
Dall'Italia meridionale, le lontre stanno risalendo verso il centro, in Molise e Abruzzo.
Dobbiamo preservarle dal pericolo di essere investite, perché così morirebbero una seconda volta».
Altra causa di spopolamento è la scarsa disponibilità di risorse alimentari, dovuta all'instabilità del regime idrico, all'eccessivo sfruttamento dei bacini e alla cattiva gestione della pesca.
«Siamo in allerta – conferma la Mattei – dato che i nostri fiumi sono molto degradati e discontinui, mentre il mustelide per diffondersi e colonizzare nuovi territori ha bisogno di muoversi per chilometri».
Se i bacini fluviali sono in secca, l'animale riesce a sopravvivere solo in presenza di pozze d'acqua residue, laghi e invasi artificiali.
L'insufficienza di acqua è più accentuata in Italia, dove il consumo medio pro capite è superiore alla media europea.
IL BRACCONAGGIO - La lontra è anche vittima del bracconaggio, per la sua naturale conflittualità con la pesca e l'itticoltura: tra il 1963 e il 1973 sono stati uccisi illegalmente circa 660 esemplari, mentre tra il 1999 e il 2008 in Puglia e Basilicata ne sono stati abbattuti 9 malgrado il divieto di caccia.
Tra gli agenti inquinanti che incidono di più sulla scomparsa del mammifero si segnalano i pesticidi e i metalli pesanti, assorbiti per via diretta o tramite la catena alimentare.
I danni maggiori si riscontrano nell'apparato riproduttivo.
Le contromisure? «Il Piano d'azione nazionale per la [...]

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