Brani - A sangue freddo, Il Teatro degli Orrori

"A sangue freddo" è la title-track dell'album pubblicato nel 2009 da "Il Teatro degli Orrori", per la seconda volta sotto l'etichetta "La Tempesta", ma soprattutto una traccia dal grandissimo valore di denuncia civile e sociale, infatti questa contiene l'elogio al poeta, intellettuale, attivista, scrittore e produttore televisivo nigeriano, Ken Saro Wiwa.
"Il Teatro degli Orrori" lo eleva ad "eroe dei nostri tempi", ma vediamo perché: Kenule Beeson (Ken), nato nel 1941 nella popolazione Ogoni dei territori del Delta del Niger, si dimostra sin da subito un giovane di grandissimo talento sia come scrittore, sia come poeta, e presto si ritrova a ricoprire incarichi istituzionali per il governo nigeriano negli anni '70; non passa molto tempo prima che il suo forte impegno sociale lo porti a ripudiare gli apparati statali di cui faceva parte, e a schierarsi pubblicamente contro le autorità del governo federale nigeriano che lui stesso aveva servito.
Durante il decennio successivo sposta il focus delle sue proteste proprio in direzione della sua terra d'origine, il Delta del Niger, straziato dall'inquinamento petrolifero causato dalle grandi multinazionali del petrolio (in particolare la Shell), che, con la dispersione di liquidi nel suolo, ove si trovavano le colture, causava lo sconvolgimento dell'ecosistema locale.
Durante gli anni di attivismo con il movimento MOSOP (Movement for the Survival of the Ogoni People), da lui promosso, viene più volte portato in carcere, fino all'arresto nel 1994, insieme ad altri 8 attivisti del suo movimento, con l'accusa di istigazione all'omicidio, a causa della quale venne condannato a morte in seguito a quello che molti definiscono un processo "farsa".
L'opinione pubblica e le organizzazioni per i diritti umani diedero grande eco alla vicenda, permettendo anche a Kenule di vincere il premio Goldman Environmental Prize nell'aprile del 1995.
Ken Saro Wiwa si spense, impiccato, il 10 Novembre del 1995, ma come predisse prima di morire ("Il Signore accolga la mia anima, ma la battaglia prosegue"), la sua lotta non si esaurì con la sua morte.
Nel 2009, la multinazionale Shell, imputata di aver giocato un ruolo fondamentale per l'uccisione del famoso attivista al fine di non arrestare il proprio processo di estrazione, patteggiò immediatamente accettando il pagamento di una cifra intorno ai 15 milioni di dollari, al fine, secondo l'azienda di favorire il processo di riconciliazione con le popolazioni dei territori nigeriani.
La realtà dei fatti ci suggerisce una lettura molto diversa [...]

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