Bronte

Se sei interessato  a ricevere la selezione "giornaliera"di articoli invia la tua richiesta a "reterache@alice.it" La rivolta di Bronte Centocinquanta anni fa la spedizione repressiva di Bixio contro i contadini In una nota pagina dei Quaderni del carcere (q.
19, 1975, p.
2045) Antonio Gramsci progettava «di studiare la condotta politica dei garibaldini in Sicilia nel 1860» e «la spedizione repressiva di Nino Bixio nella regione catanese, dove le insurrezioni furono più violente».
  Ma la sua precoce morte, avvenuta il 27 aprile 1937 a causa delle sofferenze carcerarie, gli impedì di approfondire quella tragica pagina passata alla storia come la rivolta di Bronte.
  L’episodio si colloca nell’estate 1860, quando in una Sicilia turbata da gravi conflitti sociali i contadini di Bronte si sollevarono nella speranza di ottenere la divisione delle terre demaniali.
  Quell’annoso problema traeva origine da una lunga serie di soprusi, il cui inizio risaliva al 1789 con la donazione di un territorio da parte del re Ferdinando di Borbone all’ammiraglio Nelson.
  Da allora quel territorio, concesso come ricompensa per i suoi servigi e denominato «Ducea» di Nelson, fu rivendicato nel 1821 e nel 1848 dai contadini, che lo consideravano un’usurpazione attuata dal Borbone con la complicità dei cosiddetti «galantuomini».
  Erano questi proprietari terrieri, che nel decennio successivo difesero i possedimenti della «Ducea», opponendosi con violenza alle rivendicazioni dei cosiddetti «comunisti», ossia di quei contadini che sulla base del codice civile vigente chiedevano la comunione dei beni demaniali usurpati.
  La spedizione di Garibaldi e dei suoi volontari, sbarcati a Marsala l’11 maggio 1860, fu accolta con entusiasmo dai siciliani.
La presenza di Garibaldi riaccese anche a Bronte le speranze dei contadini, i quali chiesero l’applicazione dei decreti che egli emanò per la soppressione della tassa sul macinato e la divisione dei terreni demaniali, sull’esempio dei comuni limitrofi di Adrano, Biancavilla e Regalbuto.
  La popolazione, già esasperata dalla mancata approvazione della normativa garibaldina, fu ancor più esasperata dalla scelta alle cariche comunali dei galantauomini contro la fazione dei popolani guidata da Nicolò Lombardo.
  E le speranze dei contadini furono anche frustrate dalla pressione del console inglese, che fece affiggere un manifesto in cui si richiedeva il rispetto dei possedimenti inglesi.
  Fra il 2 e il 5 agosto la rivolta assunse proporzioni inaudite con saccheggi [...]

Leggi tutto l'articolo