Bullismo

Il termine bullismo deve la sua “notorietà” agli studi dello psicologo norvegese Dan Olweus che agli inizi degli anni settanta iniziò a studiare sistematicamente il fenomeno e rese il termine popolare.
Il verbo inglese to bully significa "angariare, opprimere ", così come il sostantivo bully indica una persona arrogante, prepotente.
L’espressione italiana bullismo è un adattamento al termine bulling che definisce i comportamenti di prepotenza tra bambini o adolescenti, caratterizzato da aggressione fisica, e/o verbale e/o psicologica.
E’agito in modo prolungato da una o più persone, nei confronti di una o più persone.
Anche il bullismo, come tutte le forme di persecuzione, è caratterizzato da episodi di prevaricazione ripetuti nel tempo, con una certa frequenza, tali da instaurare, in chi li subisce, emozioni negative durature.
La differenza tra le normali liti tra bambini o adolescenti e gli atti di bullismo veri e propri, consiste nell'intenzionalità e nella ripetitività, nel tempo, nonché nella soddisfazione che i responsabili acquisiscono, è evidente un tratto sadico tipico di certe condotte.
La maggior parte di questi atti si verificano nelle scuole, o comunque nei luoghi frequentati dai gruppi.
Anche se si tratta di un fenomeno prevalentemente diffuso negli Stati Uniti, i paese Europei non ne sono esenti.
La consapevolezza della gravità del fenomeno e delle sue conseguenza ha indotto i ricercatori ad indagare ulteriormente ed a programmare numerosi interventi finalizzati alla prevenzione.
Molte ricerche valutative permettono di sapere quali siano le azioni maggiormente efficaci: la presenza di un Dirigente che sostenga l’équipe educativa; la capacità degli educatori di mantenere l’ordine e la disciplina in maniera coerente, senza ricorrere a gravi punizioni; l’instaurarsi di buoni rapporti tra genitori ed insegnanti; la compartecipazione degli allievi nella gestione delle classi; il rispetto di regolamenti elaborati ed approvati da: insegnati, genitori ed alunni; sanzioni chiare.
Sempre secondo Olweus è fondamentale non ignorare il problema ma coinvolgere i genitori e parlarne.
“Botte, lividi e paura: bullismo su un ragazzo delle medie, perseguitato dal branco di Stefano Cassinelli Mandello sul Lario (Lecco), 16 maggio 2014 -«Quello che è accaduto è grave, ma per il bene di mio figlio e anche degli altri ragazzi se la questione si chiude con i provvedimenti della scuola noi non faremo denuncia.
Sono successe cose brutte ma non voglio rovinare la vita di ragazzini di 14 anni» [...]

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