Buoni e cattivi della IndyCar 2015

BUONI Scott Dixon: è un mostro per come è capace di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Nascosto per tutto il campionato, è uscito fuori quando contava davvero.
I campionati si vincono anche così.
Juan Pablo Montoya: come diciamo sempre in questi casi, ha vinto la 500 Miglia di Indianapolis, e questo rende automaticamente positiva la sua stagione.
Ma lascia perplessi la gestione della stagione, strepitosa nella prima fase e forse un po’ troppo prudente nella seconda.
Graham Rahal: fino allo scorso anno parlavamo di lui come del più grande mistero degli ultimi anni per quanto fosse diventato poco competitivo.
Ora il mistero è come, in un’annata (specialmente nella prima parte) disastrosa per la Honda, non solo sia tornato al top ma abbia addirittura lottato per il titolo fino all’ultima gara.
Josef Newgarden: la stagione della consacrazione, con due vittorie ed altrettanti secondi posti, dimostrando velocità e limitando gli errori.
Adesso tutti lo attendono in un top team.
Tristan Vautier: ripescato quasi dal nulla da Coyne, ha ottenuto dei buoni risultati.
Meriterebbe una chance a tempo pieno.
COSì COSì Will Power: la difesa del titolo è andata malino, con una sola vittoria ed in generale mostrando poca velocità, perlomeno rispetto ai suoi standard.
Resta il fatto che stava dominando l’ultima gara e senza il contatto con Montoya poteva anche vincere il titolo.
Helio Castroneves: costante come sempre, forse inizia a sentire un po’ il peso dell’età.
Gli è mancata la vittoria, per la prima volta dal 2011, e nelle ultime quattro gare, quando si decideva la corsa al titolo, è sempre restato fuori dalla top ten.
Ryan Hunter-Reay: stagione dal doppio volto: disastrosa all’inizio, fenomenale alla fine, con due vittorie e un secondo posto nelle ultime quattro gare.
Nella prima parte di stagione è andato in confusione con i problemi della Honda, ma ha dimostrato ancora una volta di essere un grande combattente.
Tony Kanaan: discorso simile a Castroneves, costante ma senza guizzi vincenti.
Marco Andretti: anche in questo caso da lodare è la costanza di rendimento, ma manca il guizzo per un risultato di valore.
Sebastien Bourdais: due vittorie, una addirittura su ovale (Milwaukee), ma altre gare sottotono, specialmente dove più conta, cioè alla 500 Miglia di Indianapolis.
Sage Karam: qualche errore di troppo, che gli si può perdonare vista la giovane età.
Nel 2016 deve costruire sull’esperienza accumulata quest’anno.
CATTIVI Simon Pagenaud: è la più grossa delusione dell’anno.
Appena [...]

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