Bush prepara l'attacco all'Iran

L'Europa e l'Italia di Berlusconi, in primis, chiamate ad un «appoggio esterno»   Inasprimento delle sanzioni contro l’Iran, maggiore impegno in Afghanistan, lotta contro il riscaldamento climatico, prosecuzione dei colloqui sul Wto.
Questi i temi in agenda nel vertice annuale tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, che si tiene a Brdo Pri Kranju (vicino Lubiana) fino a mercoledì prossimo.
Presente, naturalmente, Bush, impegnato nel suo ultimo viaggio da presidente in Europa, prevedendo tappe in Italia, Vaticano, Francia e Gran Bretagna.
Indiscrezioni della vigilia parlano di una bozza concordata su «sanzioni extra» contro l’Iran.
«Siamo pronti a misure addizionali a quelle già votate dal Consiglio di Sicurezza.
Discuteremo come accrescere gli sforzi diplomatici, multilaterali e unilaterali per imporre maggiori sanzioni in applicazione della risoluzione Onu 1803», anticipa Stephen Hadley, consigliere per la Sicurezza nazionale.
La richiesta è di maggiori sanzioni all’Iran da parte dell’Unione Europea e dei singoli Paesi membri, a cominciare dall’Italia.
Si parla di una convergenza fra Londra, Berlino e Parigi per il varo di «misure aggiuntive a quelle Onu», in particolare sulla risoluzione 1803 che invoca «vigilanza nelle garanzie per il credito, nell’assicurare il commercio e nelle attività finanziarie con Teheran».
Di fatto, Washington spinge per l’adozione di misure in grado di bloccare il programma nucleare.
E questo chiederà agli alleati, nei colloqui di domani con la Merkel, di giovedì a Villa Madama con Silvio Berlusconi, prima di volare a Parigi e Londra.
Sotto accusa sono aziende e banche italiane che fanno «troppi affari con gli ayatollah».
Secondo il direttore del centro ricerche del Washington Institute, Patrick Clawson, il nostro Paese «ha rapporti economici molto stretti con Teheran e finora ha fatto poco per ridurli».
Sul fronte delle aziende spicca l’Eni, che opera nei campi petroliferi di Doruld e Darkhovin, nel campo offshore di Balal e di gas naturale a South Pars.
C’è poi la Sela, impegnata nella realizzazione di tunnel per circa 250 milioni di dollari adoperando tecnologia che, secondo fonti americane, potrebbero avere fini militari.
E ancora, nel settore energetico, Edison, Technimont, Cortem Spa, Italkrane e Rivit, con quote di esportazioni arrivate nel 2007 a 1,86 miliardi di euro a fronte di importazioni per 4,19 miliardi.
In discussione sono anche i sussidi alle esportazioni verso l’Iran sotto forma di coperture assicurative della Sace (4,1 miliardi di [...]

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