C'era una volta un povero contadino ...

Foglie morte e ingiallite lungo il viale, il ciaf  ciaf cadenzato dei miei passi scandisce come un metronomo il tempo della mia solitudine nella città dormiente ammantata di nebbia,  colori tenui e sfumati come quelli di una città invisibile ai più,  un moltiplicarsi di sensazioni, immagini, ricordi e sogni lontani, mistero e magia, mito, fiaba alitata, sussurrata dal vento, rivisitata dalla fantasia di  gnomi, folletti, pazzi, vecchi e bambini.
D’un tratto odo il fruscio discreto di un dittero cosmopolita e ubiquitario, proprio vicino al mio orecchio assoluto, particolarmente incline alle sinfonie mahleriane e alle sonate di bach, incespico su qualcosa di molle e appicicaticcio, sollevo il piede, la scarpa imbrattata, l’immancabile imprecazione contro la sciatteria, l’incuria, il malgoverno, i cani randagi, i cornicioni ammalorati, l’aria avvelenata che ci spegne lentamente giorno per giorno, il cinismo, la stupidità, la vanità, la superficialità di chi uccide il sogno, di chi non sa più sognare ma neanche progettare un mondo migliore.
https://www.youtube.com/watch?v=TZeEkXyq6z0

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