CARMINA BURANA: IL CORPO E LO SPIRITO

Il corpo che domina sull’anima.
È questo il motivo portante dello spettacolo Carmina Burana, in scena il 28 e 29 marzo sul palcoscenico del Teatro Comunale Tommaso Traetta.
La Spellbound Dance Company ha danzato sulle coreografie di Mauro Astolfi, le musiche del compositore tedesco Karl Orff, di Caracciolo e Vivaldi.
Uno spettacolo ispirato ai testi poetici contenuti in un importante manoscritto del XIII secolo, proveniente dall’abbazia di Benediktbeuern che narrano dei viaggi degli studenti universitari fra le scuole europee; viaggi che si dividevano fra l’austerità dell’apprendimento e dello studio e la sfrenatezza dei giochi, delle serate profane fra vino ed erotismo, fra l’opprimente austerità monastica e la dedizione al vizio dei giovani.
L’opera non presenta una trama precisa ed è disegnata in tre parti dalla musica: si passa da violente aggressioni a scene quasi rinascimentali, scandite dalla musica di Vivaldi, ed infine la liberazione totale degli istinti nella taverna, luogo emblematico di perdizione.
Una luce sempre fioca e calda, traccia con rigore i contorni ben definiti dei ballerini, disegnando i muscoli in tensione.
Una tensione e un rigore che ben si delinea con movimenti spigolosi, quasi meccanici, a tratti innaturali; movimenti ritmati, rapidi e seriali, preparatori di un inquietudine ed una tensione pronta ad esplodere nell’ultima parte del balletto.
Il corpo risponde a slanci esatti, si muove con precisione in funzione dell’altro: i ballerini non si coprono, diventano complementari l’uno dell’altro.
Sguardi ammiccanti e gesti dal sapore erotico, alternati a smorfie di rabbia e violenza.
Come posseduta, la danza riempie lo spazio quasi demonizzandolo.
Una sorta di viaggio nel sentimento cupo del gotico, che anestetizza la realtà con l’eccesso e la vitalità.
La creazione del mito della libertà, che rompe gli schemi e sperimenta la lussuria e il vizio.
I Carmina Burana di Astolfi hanno il gusto del lontano ma riportano alla riflessione di una società sempre uguale a se stessa, sempre spregiudicata e senza limiti; una società esaltata e senza valori, pronta ad eccedere e a farsi possedere dal puro istinto.
Una coreografia con nessuna pretesa narrativa, ma con forme, immagini, respiri e passioni che vanno oltre la parola.
Lara Carbonara

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