CNR, l'attacco della Gelmini

Se sei interessato  a ricevere la selezione "giornaliera"di articoli invia la tua richiesta a "reterache@alice.it"   Il nuovo statuto del Consiglio votato dal CdA viene reso pubblico oggi Bocciato il direttore di nomina ministeriale.
Ma restano ipoteche gravi   Cnr salvo a metà La Gelmini non riesce a commissariarlo Pietro Greco  L'Unità 24/1/2011 La battaglia contro il pacchetto Gelmini ha avuto effetto: al Cnr bocciata la figura del direttore- commissario.
Restano vincoli pesanti all’autonomia.
Oggi verrà reso pubblico il nuovo statuto.
  La sensazione è quella di scampato pericolo.
Il nostro massimo Ente pubblico di ricerca, il Cnr, fondato da Vito Volterra nel 1923, non sarà  commissariato e gestito da un burocrate scelto dal Ministro.
Ma lo Statuto del Consiglio Nazionale delle Ricerche votato dal Consiglio di Amministrazione che sarà reso pubblico oggi è piuttosto deludente, non esalta l’autonomia dell’Ente e avrà difficoltà a rilanciare la ricerca.
Tutto è iniziato con l’ennesimo decreto del Ministro, Mariastella Gelmini, di riordino degli Enti pubblici di ricerca.
Nel corso di una prassi piuttosto macchinosa, ha cercato di imporre per il Cnr uno Statuto in cui, tra l’altro, era prevista la presenza, accanto al Presidente scelto su indicazione della comunità dei ricercatori e di chiara fama scientifica (oggi è un fisico di assoluto valore, Luciano Maiani), di un Direttore Generale senza qualifiche scientifiche scelto dal Ministro.
In pratica, un commissario politico.
Inoltre lo Statuto ideale voluto da Mariastella Gelmini, in accordo con membri del CdA di nomina governativa, prevedeva un Consiglio di Amministrazione in cui 3 membri su 5 sono nominati dal Ministro e non prevede un rappresentante dei ricercatori interni.
Il che significa, anche a prescindere dalla presenza del Direttore Generale, la completa vanificazione del principio di autonomia dell’Ente pubblico di Ricerca.
Infine le indicazioni del Ministro prevedevano un limite massimo di 10 anni per il lavoro a tempo determinato (il che significa che dopo 10 anni un ricercatore che non ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato va a casa) e un limite massimo del 75% delle spese di personale rispetto ai fondi di finanziamento ordinario, il cui ammontare è deciso di anno in anno dal governo.
  PRECARI FUORI L’insieme del pacchetto, privo di indirizzi strategici di ricerca, costituisce non un allargamento,ma un clamoroso restringimento dell’autonomia.
Il Cnr –come rileva Rino Falcone dell’Osservatorio sulla Ricerca – [...]

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