COME NON DETTO

Dall' Inter al Bari, ma resta sempre la stessa menata: facciamo cagare.
Non ho scritto niente queste settimane perché avrei usato esattamente le stesse parole di quelle dopo il derby perso disastrosamente.
Abbiamo giocato altre 5 partite ma la sostanza non muta di una virgola.
Abbiamo pareggiato 0-0 contro un Livorno inguardabile, vinto di culo a Bologna per 1-0 con un lampo di Seedorf, perso in malo modo a Udine solamente per 1-0 e pareggiato per 0-0 contro un buon Bari ringraziando Santo Storari, che fa pure rima.
Avremo pure vinto 2-1 a Marsiglia con l' eterno Pippo, ma quante occasioni si sono divorati i francesi? Signori, qui siamo di fronte ad una crisi bella e buona, ma non di tanto di gioco - quello non c' è mai stato, quest' anno - quanto piuttosto di squadra vera e propria, allenatore e dirigenza compresi.
Partiamo dall' allenatore.
Leonardo l' ha sempre detto di essere un dirigente prestato alla panchina, ma questa non deve essere una scusante.
Per tre ragioni: 1) Leonardo è intelligente.
2) Leonardo è un ex giocatore.
3) Leonardo è un ex giocatore del Milan.
Un uomo così sa benissimo cosa ci vuole per il Milan, e comunque una precisa impronta tattica la dovrebbe per forza lasciare visto che ne ha masticato, di calcio.
Invece no, sembra in balìa delle correnti tumultuose che circolano all' interno dello spogliatoio come se non avesse il carisma ed il potere necessario ad imporre la propria autorità.
Cosa assolutamente non vera.
Proseguiamo con la dirigenza, un gruppo di gente che bada più al risanamento del bilancio in anni di vacche magrissime - mentre quando le vacche erano obese facevano i ganassa - piuttosto che a dare una fisionomia alla squadra e una ragione ai tifosi per supportare il team.
A furia di proclami demenziali ci stiamo giocando quel poco di credibilità conquistata in anni di vittorie.
Un appello al sig.
Galliani: rimanga in silenzio stampa almeno fino al 31 Dicembre 2009.
Poi dal 1° Gennaio 2010 - data di apertura della finestra di mercato invernale - possiamo riparlarne.
Andiamo avanti con la squadra, un' accozzaglia di bambinoni milionari in pantaloni corti.
E' evitente la frattura che c' è all' interno dello spogliatoio: senatori da una parte, resto del mondo dall' altra.
I senatori mugugnano e dettano legge, gli altri, per ripicca, giocano col freno a mano.
La maglia a strisce verticali rossonere bisogna meritarsela, non è un dono divino e quando la si indossa bisogna sentirsi orgogliosi delle gesta che ha compiuto chi è venuto prima di te, ed essere umili nel dare il massimo [...]

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