CON LA MOSSA RODOTà GRILLO SVELA L'INCIUCIO PD/PDL, CHAPEAU!

  Faccio pubblica ammenda e chiedo scusa a Beppe Grillo per averlo criticato, dopo averlo votato, di non aver voluto fare l'alleanza di governo con il PD perché a mio avviso bruciava un'ottima occasione per mandare a casa Berlusconi.
L'evolversi, ma sarebbe meglio dire l'involversi, delle elezioni del Presidente della Repubblica con il rifiuto di Bersani di candidare al Quirinale Stefano Rodotà, ex Presidente del PDS, da sempre uomo di sinistra, candidato del M5S, preferendogli Franco Marini, persona degna di rispetto ma invisa al popolo di centrosinistra perché praticamente “imposto” da Berlusconi al centrosinistra – scelta che ha di fatto spaccato il PD – ha messo in luce quanto avesse ragione l'ex comico, termine con cui da alcuni giorni autorevoli giornalisti usano riferersi a Grillo, quando chiamava il PD piddimenoelle perché a suo avviso l'unica differenza tra i due partiti stava nella mancanza della elle finale nell'acronimo del PD mentre per il resto erano praticamente “soci in affari”.
Quanto è successo ieri ha strappato il velo e svelato l'inciucio, ma sarebbe meglio dire l'inganno, perpetrato da vent'anni alle spalle di tanti che ancora coltivavano e coltivano un'ideologia di sinistra - praticamente da quando Berlusconi è sceso in politica - tanto che molti militanti del PD ieri hanno presidiato il Parlamento bruciando le tessere del partito perché non volevano che Bersani si calasse le braghe al cospetto di Berlusconi preferendogli Marini a Rodotà.
Non avendo ottenuto Marini la maggioranza dei due terzi dei voti che gli consentivano di diventare Presidente della Repubblica - cosa che sarebbe avvenuta se il PD lo avesse sostenuto compatto – ma l'unanime sostegno solo di PDL e Lega a conferma della tesi che egli fosse il candidato di Berlusconi invece che del PD, oggi si riparte con due nuove votazioni.
E probabilmente solo alla quarta avremo il nuovo Presidente in quanto a quel punto basta che un candidato ottenga la maggioranza assoluta per essere eletto.
Chi candiderà il PD, dopo il disastro di ieri, non si sa.
Voci di corridoio sussurrano i nomi di D'Alema e Prodi altri quello di Chiamparino appoggiato da Renzi.
L'unica cosa certa è che, qualunque sarà il nuovo candidato del centrosinistra al Quirinale, da ieri s'è creata una frattura insanabile tra i vecchi leader del partito e il loro popolo perché sarà difficile che i militanti allontanino da sé la certezza che il PD sia succube di Berlusconi.
Ora in molti iniziano a spiegarsi perché, nonostante l'abnorme conflitto di [...]

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