CONCLUSIONI

Questo viaggio in terra d’Africa ha lasciato in me un segno indelebile.
Non solo un nostalgico o romantico ‘mal d’Africa’ per la bellezza selvaggia di quelle terre, ma anche e soprattutto un certo disappunto per aver visto coi miei occhi e impresso nella mia mente numerose immagini di una condizione di vita povera e disagiata in cui vivono milioni di persone.
E quindi un senso di profonda ingiustizia, se paragonata alla condizione in cui siamo abituati a vivere, circondati da mille cose inutili e nello spreco di risorse preziose.Ho visto molta povertà materiale ma anche molta ricchezza spirituale.
Nei numerosi sorrisi di bimbi e adulti che ho incontrato, ho potuto notare la serenità e l’armonia di una vita semplice, anche se piena di stenti e di fame non saziata.E ho avuto la fortuna di incontrare i missionari, persone eccezionali che ci hanno accolto come padri, madri, fratelli e sorelle di un’unica famiglia umana e che nell’accompagnarci in questo angolo di mondo ci hanno insegnato come stare in mezzo alla gente, instaurare rapporti semplici e profondi con tutti, con un’attenzione particolare ai più bisognosi e indifesi.Ritornato nella società dei consumi, non posso che ripromettermi una vita più sobria, senza desiderare di circondarmi di cose non essenziali, senza sprecare risorse preziose come l’acqua, ma utilizzando tutti gli strumenti possibili a disposizione per dare un aiuto, seppur piccolo, ai nostri missionari impegnati in prima linea a servizio degli ultimi.
Come la vendita dei prodotti artigianali delle donne Turkana nei mercatini delle solidarietà o nelle feste di paese, la raccolta di fondi per singoli progetti o per l’adozione a distanza dei ragazzi e delle ragazze della scuola primaria in memoria di John Asteggiano.E cercare di sensibilizzare più gente possibile sullo squilibrio ingiusto di ricchezze e condizioni di vita tra il nostro mondo e i Paesi poveri.
Spero con questo diario di aver contribuito alla causa. AGGIORNAMENTIDal nostro viaggio ad oggi sono accadute molte cose nella missione di Marsabit.
Gennaio 2007 - Dopo tanti anni di onorato servizio Mons.Ambrogio Ravasi, allora vescovo di Marsabit, è stato sostituito da mons.
Peter Kihara, keniota.Purtroppo la fantastica Suor Betta (all’anagrafe Beta Almendra) ha dovuto abbandonare la missione di Marsabit per problemi di salute.
Dopo aver subito un delicato intervento chirurgico in Portogallo si è ripresa velocemente e con la sua consueta vitalità si occupa di pastorale giovanile e missionaria nel suo paese.
A Marsabit [...]

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