CONCORDIA, UFFICIALI INSULTATI DAL PASSEGGERI. E SCHETTINO DISSE: ''DOVE ABBIAMO TOCCATO?''

   Va avanti il processo per la strage della Costa Concordia.
Oggi è il turno della testimonianza degli ufficiali di macchina.
Primo tra tutti, in mattinata, il terzo ufficiale Hugo Di Piazza.
«Ispezionavo il ponte inferiore, zona cambusa, sentii un forte boato.
E subito arrivò un'ondata.
In breve ebbi il mare alle ginocchia.
Tornai indietro, verso poppa, salii ai ponti superiori da una scala a pioli, mi salvai.
Andai in centrale macchine, c'era tanta paura», le sue parole sul momento del drammatico urto contro gli scogli. Appena udito il boato, Hugo tentò di raggiungere un telefono per avvisare la centrale macchine ma «un getto di una decina di metri mi travolse di spalle, dalla parte sinistra».
«Tornai indietro - ricorda - e chiusi una porta stagna, ma l'acqua filtrava anche da qui.
Allora andai a una sfuggita, una scala a pioli che porta al ponte superiore ma la porta d'accesso era bloccata, forse per le deformazioni causate dall'urto alla nave». «Ho aperto altre porte e c'era acqua che zampillava», allora «mi sono diretto a poppavia, ho raggiunto un'altra 'sfuggita', da qui presi l'uscita che portava al ponte superiore dove sono riuscito a salire di sopra, quindi raggiunsi la sala macchine». Di Piazza era nella 'pancia' della nave: «Era la mia prima volta di guardia», ricorda.
«Che vuol dire avere panico? Quando sei in centrale macchina (che si trova ai ponti sotto il livello del mare, ndr) e hai l'acqua ai piedi, vuol dire che sei lì per lì per...
».
«Lì per lì cosa? Cioè che stavate per rischiare la vita?», «Sì», ha risposto il teste a un avvocato di parte civile che gli chiedeva di chiarire il panico generatosi in sala macchine. «Nonostante cercassimo di aiutarli, i passeggeri ci hanno preso a male parole, ci insultavano.
Non era facile gestire l'emergenza a bordo», ha aggiunto Di Piazza parlando delle fasi successive all'urto, quando fu chiaro di dover evacuare la nave che stava affondando. "DOVE ABBIAMO TOCCATO?" «Ma dove abbiamo toccato?», domandò il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino alle 22.09 parlando via telefono col direttore della centrale macchine Giuseppe Pillon.
«Ma comandante, qui è tutto perso, i generatori 4, 5, 6 non ce li abbiamo, e anche l'1, 2 e 3.
E il quadro elettrico principale pieno d'acqua.
C'è uno squarcio laterale, evidentemente, ma non l'ho visto».
Lo si ascolta in una telefonata, fatta sentire dai pm stamani in udienza, tra il ponte di comando e la sala macchine della Costa Concordia dopo l'urto contro gli scogli. Francesco [...]

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