COSA VEDI? UN PUNTO NERO O UN FOGLIO BIANCO?

Oggi come al solito i pazienti sono stati tanti, e penso che abbiamo anche cercato di fare del nostro meglio per tutti.
Però, quando qualcosa va male, ti senti un peso sull’anima come se non avessi fatto nulla, come se tutta la giornata fosse stata inutile.
Oggi abbiamo avuto molti parti naturali, ed un cesareo, tutti andati bene.
Stamattina invece avevo deciso di indurre un travaglio con oxitocina, procedura abbastanza normale quando le doglie tardano fin oltre i 9 mesi.
L’indicazione era corretta, la dose del farmaco anche.
Abbiamo seguito la mamma con molta attenzione, e tutto sembrava procedere per il meglio: contrazioni buone, battito cardiaco fetale sempre regolare, tempi di dilatazione in perfetto orario secondo il partogramma.
Alle 16, quando appena ero uscito da una operazione ed ero ancora tutto sudato, sono stato chiamato d’urgenza in sala parto per un’urgenza: con sorpresa di tutti il neonato non piangeva e non respirava.
C’era però battito cardiaco, anche se molto rallentato: e’ iniziata quindi subito la rincorsa per non perdere quel poco di vita che sembrava essere ancora presente  nel corpicino pallido come un cencio.
Ossigeno, farmaci vari per la rianimazione,  “Ambubag”… ma niente: il piccolo non ha mai fatto neppure un tentativo di respirazione spontanea.
Il battito del cuore e’ diventato sempre piu’ lento, finche’ il bambino se n’e’ andato tra le mie mani.
La scena e’ avvenuta davanti alla mamma che ancora giaceva sulla barella a pochi passi da noi: quando ho smesso di rianimare, non ha atteso che dicessi una sola parola.
Si e’ messa ad urlare, voleva picchiarmi… tentava di togliersi la flebo gridando che non si sarebbe fermata in questo posto un minuto di piu’, perche’ avevamo ucciso il suo bambino.
Ce l’aveva in particolare con me, perche’ le avevo prescritto una terapia che si e’ rivelata mortale per la creatura che lei aveva atteso per tanti mesi.
E’ stata dura calmarla, e a me e’ venuto un nodo alla gola che ancora mi attanaglia in questo momento in cui scrivo.
Avrò veramente sbagliato? Ma cos’altro potevo scegliere? Che brutto essere sempre io a prendere le decisioni sulla pelle degli altri...
Appena poi esco dalla sala parto, conscio di avere ancora molti pazienti ambulatoriali da visitare, vengo assalito verbalmente da un Somalo che mi copre di insulti in perfetto Kiswahili, in modo che io capisca bene: mi dice che stavano aspettando da stamattina presto e che a sera non erano stati ancora visitati.
Io ho tentato una autodifesa, e, spinto [...]

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