CRISI ALIMENTARE

Gli aumenti massicci dei generi alimentari di prima necessità (grano e quindi pasta e pane; latte e quindi formaggi, ecc.
) sembra avere diverse motivazioni, la più suggestiva delle quali è che “adesso i popoli sottosviluppati hanno cominciato a mangiare”.
Questa teoria, curiosa nella sua impostazione, ha comunque un fondo di verità; è curiosa perché – così come viene presentata – sembrerebbe che quei popoli bbiano cominciato solo ora a mangiare ed allora non si spiega come abbiano fatto a sopravvivere all’astinenza del cibo, diventando tutti quei miliardi che conosciamo; forse in questa impostazione s’intende che quella gente ha cominciato a “mangiare meglio”? Ecco, questo discorso già mi convince di più.
Ma la mia teoria – mutuata da alcuni scienziati ben più bravi di me – è che il nostro sistema ormai dominante (la globalizzazione) ha costretto le popolazioni del Terzo Mondo ad abbandonare le cosiddette economie di sussistenza – autoproduzione ed autoconsumo – e a integrarsi nel mercato mondiale del tecnicismo più esasperato.
In soldoni, si sono abbandonate le terre dalle quali si ricavava un minimo di sostentamento alimentare, per andare ad urbanizzarsi con il miraggio della “paga fissa” con cui approvvigionare la famiglia delle merci occorrenti per campare.
Ed è stato l’ennesimo “bidone” che i paesi ricchi hanno tirato a quelli poveri: finché ognuno pensava alla propria tavola coltivando il proprio campicello, il modo di tirare avanti c’era; quando invece si è sostituita questa tipica economia di sussistenza con l’urbanizzazione delle masse, si è avuto un afflusso incontrollato alle materie prime alimentari che hanno così preso a lievitare; ma non basta, perché la gente che da contadina è andata ad infilarsi nella fabbrica, è stata costretta a seguire gli andamenti economici e quindi a subire i licenziamenti, la “cassa integrazione” e via di questo passo, ma senza più poter fare affidamento a quanto prodotto dalla singola famiglia.
Questo modo di gestire le risorse alimentari ha fatto inevitabilmente lievitare i prezzi nell’intero pianeta e la gente di provenienza terzomondista e integrata nella città non riesce a far quadrare il proprio bilancio; ma c’è di più: questa lievitazione dei prezzi, dopo aver ridotto sul lastrico coloro che sono costretti ad acquistare il cibo che prima autoproducevano, è diventata intollerabile anche per una certa parte di ceto medio dei paesi sviluppati che, dopo aver devastato le economie dei paesi in via di sviluppo [...]

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