Caino XIV

  Cominciò a parlare vibrando tutto dal braccio sino alla staffa, sentiva una fastidiosa distorsione prendergli la bocca e le parole rimbombargli nella laringe come fossero monete di sabbia dura lasciate cadere in un pozzo dalle profondità immani.
Ma si fece forza (perché quella era la sua vocazione) e strinse i selvaggi dentro l'elsa stretta della sua retorica fluente, avvincendoli e incuriosendoli mentre alla sommità della collina continuava la pantomima della Morte violenta.
Non parlò a lungo perché il tempo Gli scricchiolava sotto le dita, ma parlò con convinzione ed evidente coerenza.
Tanto che i selvaggi non Gli fecero opposizione ma si lasciarono prendere dal turbinio delle  parole e dal miele affiorante da quelle labbra rosa di giovane angelo.
Espose la necessità di consegnare Dagan alla Giustizia dei Francesi, che sarebbe stata ben più dura di una morte in combattimento o di una lenta esecuzione attraverso la tortura.
Avrebbe compreso l'Umiliazione dell'Imperatore e il suo disfacimento morale, l'annientamento degli Arvalu nella considerazione dell'Uomo Bianco e l'innalzamento degli Happara a compagni di fiducia nelle questioni di supremazia territoriale.
De Grenier fece presa sull'orgoglio di quella tribù e impose la corona la corona sulla testa di Mamaelo, il condottiero ragazzo che aveva approfittato del disfacimento del campo nemico fra gelosie e repulsioni per raddrizzare la barra della nave Happara allo sbando.
E Tutto era avvenuto così in fretta.
Mentre si asciugava la fronte, il giovane Generale chiese ai Pagani di scegliere fra la cieca revanche e la Gloria futura della loro Tribù.
La loro risposta avrebbe avuto influenze incalcolabili sul destino della Storia e su quelli che Lui sapeva essere gli equilibri politici di tutto il territorio.
Poi, mentre veniva attorniato dalle urla e dalle acclamazioni del popolo in deliquio non cessò di tenere d'occhio il cocuzzolo brullo su cui gli ultimi istanti della tragica commedia di Morte stavano prendendo piede.
Vide una donna, al fianco di Dagan che respingeva gli ultimi, pressanti assalti dei combattenti Happara, e non potè fare a meno di riflettere su quanto Kayane fosse splendente e radiosa in quegli attimi supremi, difendendo un Uomo che l'aveva presa con la Forza e defraudata a un altro, valoroso guerriero.
Senza indugiare oltre, e preceduto dai dragoni si spinse fino alla cinta di guerrieri che stavano espugnando la sommità petrosa e massacrando gli ultimi resistenti Arvalu.
De Grenier si gettò luminoso nella mischia e si pose, diritto sul [...]

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