Calciatori russi in Italia: tanti flop e pochi top

In foto: la nazionale sovietica nel 1982   di Giuseppe Lupoli   Molti calciatori stranieri sono passati nel campionato italiano fino ad oggi.
Fin dalle origini, il nostro calcio è stato segnato dalla presenza di figure che, arrivando da oltre confine, hanno portato cambiamenti in questo sport.
Come non pensare alle origini inglesi del club più antico della Penisola (il Genoa) od anche, durante il periodo del boom economico, la fase degli oriundi.
La seconda metà degli anni Sessanta, con la crisi della nostra Nazionale, porterà ad un periodo di autarchia che durerà fino al 1980, anno in cui si riaprirono le frontiere del calciomercato.
Da quel momento, gradualmente, l’aumento di giocatori stranieri nelle nostre squadre è diventato sempre più evidente.
Bidoni e campioni si sono susseguiti facendo alterare o sognare milioni di tifosi.
Alcune scuole calcistiche straniere caratterizzarono, a tal punto, periodi di trionfi delle nostre squadre da essere ricordate, ancora oggi, come il Milan degli olandesi, l’Inter dei tedeschi o i francesi che in vari periodi hanno vinto con la maglia della Juventus.
Fino ad arrivare ad i singoli calciatori che hanno cambiato la storia della squadre in cui hanno militato: Zico ad Udine, Falcao a Roma o Maradona a Napoli.
Negli anni Ottanta, Novanta e i primi anni Duemila, l’Italia ha rappresentato il punto di arrivo di quasi tutti i migliori calciatori del mondo.
Pochi grandi, di quegli anni, mancarono al nostro campionato: ai tempi il nostro torneo nazionale era una calamita.
Quasi tutte le grandi scuole calcistiche hanno avuto, almeno, alcuni loro rappresentanti che hanno veramente sfondato in Italia, altre, come ad esempio la Gran Bretagna, hanno avuto solo meteore che popolano ancora gli incubi di molti appassionati.
Un altro esempio interessante è quello dell’Unione Sovietica e poi Russia ed ex suoi paesi appartenenti.
La patria di Yashin ha avuto pochissimi esempi di giocatori che hanno fatto la differenza nello Stivale.
Tralasciando coloro che hanno giocato pochissime partite e che, forse, ad oggi, non vengono quasi ricordati nemmeno dagli addetti ai lavori, alcuni nomi possono essere esemplificativi nello spiegare la difficoltà nel lasciare il segno, in Italia, dei giocatori russi.
I primi ad arrivare furono, a fine anni Ottanta, gli juventini Zavarov ed Aleinikov (anche grazie alle buone entrature dei vertici FIAT nella burocrazia sovietica).
Era una Juve orfana di Platini che, a fatica, cercava di “stare a ruota” delle milanesi che facevano incetta di trofei [...]

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