Campogalliani70: Allieva Benazzi a Rapporto...

Abbiamo parlato di tante cose a proposito dei settant'anni dell'Accademia - tra le altre la Scuola, ovvero lo strumento con cui la Campogalliani coltiva la sua continuità nel segno della grande tradizione teatrale italiana.
I prossimi settant'anni (come minimo), come ha detto il Direttore Artistico, si fondano anche su questo.
E allora oggi schiudiamo i battenti della Scuola, e facciamo quattro chiacchiere con una degli allievi...
Chiara Benazzi, come sei arrivata al teatro in generale e alla Campogalliani in particolare? come spettatrice sono sempre stata, sin da piccola, affascinata dal mondo del teatro ma allo studio vero e  proprio mi sono approcciata quasi per scherzo.
Un’amica, una quindicina di anni fa, mi ha chiesto di partecipare assieme a lei a un corso di teatro, perché non voleva farlo da sola.
Lei ha seguito solo le prime tre lezioni mentre io non solo ho portato a termine quel corso ma ho anche proseguito con altre esperienze tra Mantova e Verona.
Alla Campogalliani sono arrivata solo lo scorso anno, anche se li ho sempre seguiti,  grazie all’indicazione di un’amica di Diego Fusari che mi ha avvisata dell’istituzione della borsa di studio per partecipare ai loro corsi.
È inevitabile arrivare a un'istituzione come la Campogalliani con delle attese – e forse anche qualche ansia:  com’è stato l’impatto con la scuola e con la vita della compagnia? La scoperta più inaspettata? Il momento che hai preferito? Ansia moltissima, che si è però stemperata subito alla prima lezione grazie agli attori della compagnia che mi hanno fatta sentire subito parte della “famiglia”.
Credo che questa sia stata anche la scoperta più inaspettata: proprio la disponibilità degli attori a condividere le loro esperienze e conoscenze, senza porsi su di un piedistallo.
Vederli sempre sul palco me li aveva fatti vivere un po’ come irraggiungibili...
Ai corsi si respira un’aria professionale, sì, ma anche di divertimento - e ho avuto la fortuna di avere anche compagni molto simpatici e collaborativi.
Il momento che preferisco è quell’attimo di buio e respiro trattenuto che precede l’apertura del sipario - sia che debba recitare sia che faccia da direttore di scena.
L’adrenalina è forte così come l’entusiasmo.
Un altro momento che amo è quello che segue lo spettacolo, quando la compagnia si riunisce per la cena e commenta la serata.
Oltre ad essere divertente è anche un ulteriore momento formativo.
Insomma amo vivere e respirare il teatro.
Come ti capisco...
E adesso quali sono i tuoi programmi [...]

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