Candidiamo Saviano a Presidente della Campania

Questa è la nuova resistenza di Claudio Fava Caro Saviano, due giorni fa a Napoli ho chiesto pubblicamente la tua disponibilità a candidarti per la presidenza della Regione Campania.
Non è stato uno sgarbo né una forzatura ma una necessità civile.
Perché a Napoli, fra qualche mese, ci giochiamo non solo il destino della tua regione ma un’idea di nazione.
Chiamata stavolta a decidere di sé stessa: se pensa cioè di potersi riscattare dal giogo delle mafie e dei sospetti, dai furti di verità e di memoria, dall’impunità che s’è fatta sistema.
O, altrimenti, se questo paese si è ormai arreso alla forza degli eventi, al corso inevitabile delle peggiori cose.
Il candidato che la destra quasi certamente presenterà si chiama Nicola Cosentino, sottosegretario del governo Berlusconi, uomo forte del PDL in Campania e “uomo a disposizione dei Casalesi”, secondo le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, acquisite dalla Procura di Napoli.
Falso, dice Cosentino.
Vero, dicono i suoi accusatori.
Possibile, dicono i giudici che l’hanno iscritto nel registro degli indagati.
Chiunque al posto suo avrebbe fatto un passo indietro fino a che non fosse spazzata via l’ombra di un sospetto così lacerante.
Chiunque: non Cosentino.
Che continua a fare il sottosegretario e oggi si candida a governare la sua regione.
Io c’ho i voti, fa sapere: e noi gli crediamo.
Peccato che i voti da soli non bastino per restituire limpidezza alle storie degli uomini.
Che si fa, dunque, se Cosentino e il suo partito sceglieranno di sfidare il senso della decenza? Gli si contrappone un notabile di segno politico contrario? Si va in cerca d’un candidato comunque, purché abbia il cartellino penale pulito? Si derubrica questa elezione come un fatto locale, una cosa di periferia? E pazienza se poi colui che rischia di vincere andrà a governare in nome dei voti suoi e di quei sospetti… Io dico di no.
E per questo, caro Saviano, se Cosentino dovesse candidarsi, ti chiedo di fare la tua parte accettando di candidarti anche tu.
Conosco già la tua obiezione: è stata anche la mia per molti anni: che c’entro io con la politica? Quando ammazzarono mio padre, pensai la stessa cosa: la mia vita è qui, mi dissi, continuare il mestiere suo e mio, scrivere, dire, capire.
Perché la scrittura, una scrittura disposta a mettere in fila nomi e fatti, è un impegno civile capace da solo di riempire una vita.
Vero.
Poi però arrivano momenti della vita in cui capisci che ti tocca far altro.
E fare altro, fare di più, a volte vuol dire la [...]

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