Cane Sciolto di V.S. Salvato

trascrivo un paragrafo di un autore sconosciuto, vissuto, vivo o già morto, non lo so. Direte voi che leggete...Tapenoon    (..) I cani di Pei Jing avevano il muso giallo, gli occhi gialli, i denti gialli e aguzzi.
Ci giravano attorno annusando, aspettando che facesse notte per provare a morderci.
Invece noi, schiena contro schiena, aspettavamo che l’ultimo treno ci portasse via prima che il buio portasse via noi, cominciando dalle nostre gole.
Pei Jing era una cappa d’afa, come se un invisibile coperchio trasparente stesse cuocendo al vapore tutte le verdure che in natura esistevano nell’altipiano, come se la nostra carne biancastra fosse compresa nella ricetta misteriosa che gli dei della zona stavano cucinando.
“Ricordati” mi disse Sergio sudando le ultime gocce a disposizione “il prossimo scatto evolutivo ci sarà quando la prima farmacia al mondo chiuderà bottega per fallimento”.
“Perché?” “Vorrà dire che il nostro corpo avrà smesso di chiedere, potrà solo che dare.
Pura energia biologica, capisci? Niente di quello che vedi ora sarebbe possibile”.
Non aveva torto.
Aveva solo sbagliato momento e luogo.
Forse, tempo.
C’era di che sorridere, perché non tutto è perduto quando hai accanto una farmacia, una farmacista, del tempo libero.
Lo è, invece, quando accanto non hai niente di tutto questo, ma soprattutto ti manca del tempo.
I cani di Pei Jing non sapevano cosa fosse il tempo: orologi, meridiane, cronometri, tutte stupidaggini.
Per loro contava la carne, contava l’intervallo tra un pasto e l’altro e più i due erano distanti, peggio era.
Se le stazioni sono deserte, come fanno i treni ad arrivarci, fermarsi e ripartire? Eppure quella era la realtà, era la sola nostra realtà e avremmo dovuto rispettarne le condizioni, senza chiederci troppi perché, pena la pazzia.
“Dicono che la pazzia sia il male del secolo” fischiò Sergio.
Emise un sibilo, invece che modulare le corde vocali, tant’è che stentai a capire le parole.
“Davvero? Pensavo fosse il cancro”.
“No, no.
Di quello si muore e allora è meglio.
Di pazzia non si muore.
Il corpo resiste, il cervello desiste.
E’ come quando in due si sta aggrappati ad una parete rocciosa.
Se uno molla la presa, tutto diventa più complicato.
Non si cade, si cadrà”.
I cani di Pei Jing sbavarono assieme, perché per ascoltare le parole di Sergio avevano smesso di deglutire.
Sembrava che il discorso fosse per loro in qualche modo interessante.
Ma la novità mi sembrò piuttosto che fosse anche comprensibile.
Il nostro [...]

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