Cane Sciolto di V.S. Salvato (4)

Non ho rimedio.
Non tengo il conto di dove sono arrivato. Leggo e ricopio, leggo e ricopio mio caro signor Salvato.
Tapenoon  (..)Se solo Sergio mi avesse ascoltato per bene quando consigliavo di rimanere a Pechino! Non che a casa del sindaco Xuang Li si stesse male, ma mio dio, il dialogo senza comprensione, sia nostro verso di lui che suo verso di noi, e la fatica di tradurre a gesti stava diventando eccessivamente pesante.
Ma no, Sergio aveva insistito perché ci spingessimo all’interno, prima in treno e poi in autobus.
Piccoli autobus per piccole persone, ma non era vero, come credevo, che fossero anche loro dipinti di giallo, un po’ come i nostri pulmini per le scuole.
E alla fine di questo tragitto tortuoso e lungo tra risaie e altipiani, poi paesini e orizzonti cinesi spopolati, ecco Pei Jing, in pieno fermento elettorale.
La fiumana di cinesi ci aveva condotto fino alla piazza principale e lì avevamo incontrato Xuang Li che, dopo aver concluso il suo sibilante comizio senza mai più toglierci gli occhi di dosso, era sceso trasformando la sua faccia, prima espressione di serietà rabbiosa, promettente pignoleria per chissà quale progetto sociale, in un sorriso esagerato, troppo grande per essere almeno un po’ sincero.
Sulla nostra grande guida avevamo trovato il nome del piccolo paese di Pei Jing.
Dalle sillabe umide di saliva sputate dal sindaco, arrivammo al suo nome, Xuang Li.
Fu particolarmente difficile seguire il labiale, che appariva e scompariva tra un inchino e l’altro, in un veloce e ininterrotto dondolio.
Invece che prenderci sottobraccio, ci pizzicò gli avambracci, trascinandoci in una direzione ben precisa e senza mai interrompere il nuovo rigagnolo di vocalizzi che evidentemente stava a significare qualche cosa.
Più noi strusciavamo i piedi per rallentare la corsa, più lui sorrideva e pizzicava, guidandoci.
Fu durante il tragitto che vidi per la prima volta gli animali.
Non erano troppo diversi dalle nostre razze, eppure meno rassicuranti.
C’era agitazione e fermento nel gruppetto che osservai per tutto il tempo che mi fu concesso.
Tra una casa e l’altra, stretti in un vicolo acquitrinoso, dei cani, dissotterrato un coccige, adoravano l’osso sacro.
(..)

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