Cani a rischio: Fazio riapre al taglio di code e orecchie

La nota interpretativa del ministro permetterebbe a cacciatori e allevatori di tagliare le orecchie e la coda dei propri cani.
La Lav e l'Enpa protestano Non interviene solo in merito alla questione della radiazioni provenienti dal Giappone: il Ministro della Salute Ferruccio Fazio si è reso nuovamente protagonista di un’altra vicenda che riguarda gli animali.
Come l’hanno definito in un comunicato gli attivisti della Lav, il “cacciatore-ministro” ha emanato una nota interpretativa in deroga alla convenzione di Strasburgo che bandisce il taglio di orecchie e coda per i cani.
La deroga è stata promulgata per i cacciatori eallevatori i cui cani potrebbero ferirsi.
In pratica, a questi animali potranno essere tagliati coda e orecchie per motivi medici o per condizioni particolari di salute.
«Dire che sono allibita è un eufemismo - ha commentato Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa, ente nazionale protezione animali -.
Oltre a ritenere ammissibile una pratica che personalmente ritengo una forma di maltrattamento, poiché non ha altra giustificazione se non quella di soddisfare un vezzo narcisistico, il ministro pretende addirittura di giustificarla con la tutela degli stessi cani».
La Lav ha scritto al presidente del consiglio Silvio Berlusconi accusando il Fazio di un «tentato “colpo di mano” sul tema del divieto degli interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un animale da compagnia, o finalizzati ad altri scopi non curativi, sancito dall’articolo 10 della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia ratificata dall’Italia con la Legge n.201 del dicembre scorso, in vigore dal prossimo 1° luglio».
La Lega Antivivisezione ritiene che le unicheeccezioni al divieto imposto dalla convenzione di Strasburgo debbano essere autorizzate solamente nel caso in cui un veterinario consideri un intervento non curativo necessario per ragioni di medicina veterinaria o nell’interesse di un determinato animale.
L’interesse da tutelare dunque è quello di un determinato animale, di un particolare soggetto, non di una categoria di cani impiegati per una particolare attività, quale in questo caso la caccia.
La deroga del ministro, inoltre, andrebbe contro il Codice Deontologico dei Medici Veterinarisecondo cui il veterinario dovrebbe dedicare la sua opera alla promozione del rispetto degli animali e del loro benessere, conservando nell’esercizio dell’attività professionale la propria indipendenza intellettuale e difendere la propria libertà da pressioni o [...]

Leggi tutto l'articolo