Capannori (LU): Funghi dai fondi del caffè

Capannori - Troppo spesso i rifiuti vengono considerati esclusivamente come tali, ma smaltiti e manipolati a dovere possono diventare vere e proprie risorse.
È questo il primo tassello che ha spinto il Centro Rifiuti Zero di Capannori e la direzione dell'istituto comprensivo Ilio Micheloni a varare, primo in Italia, il progetto "Dal caffè alle proteine", presentato stamani alla stampa.
Una battaglia, quella dello smaltimento del caffè, che ha visto Rossano Ercolini, coordinatore del centro, scrivere in passato anche lettere direttamente alla Lavazza, sia per cercare di ridurre la quantità di scarto da caffè, ma anche per cercare sistemi di riutilizzo della materia.
Grazie allo studio di Antonio di Giovanni, agronomo dell'università di Firenze, si è scelta una sperimentazione ad impatto ambientale 0.
I ragazzi della primaria e della secondaria, 450 circa, si troveranno al centro di un progetto affascinante, coltivare dai fondi del caffè, prelibati funghi, il Pleurotus Ostreatu, una varietà commestibile, diffusissima, seconda solo a porcini e champignon.
Il progetto sarà monitorato anche dall'ispettorato micologico dell'Asl 2, che metterà a disposizione le proprie strutture per le analisi, soprattutto quelle delle muffe prodotte.
I ragazzi non dovranno far altro che portare a scuola un quantitativo di fondi da caffè, che possono facilmente reperire proprio a casa, poi si passa alla preparazione del kit da coltivazione, che dovrà riposare al buio per circa un mese.
Successivamente comincerà la fase della fruttificazione per un periodo variabile da 4 a 5 settimane.
Una volta raccolti i funghi, il substrato diventerà concime, chiudendo un ciclo produttivo a rifiuti 0.
Una volta finita la fase di raccolta dei funghi, le famiglie saranno invitate a partecipare ad una competizione culinaria, dove ognuna porterà una pietanza preparata con i funghi prodotti durante il progetto.
Il progetto comincerà già settimana prossima ed è un primo passo verso una possibile produzione su larga scala, magari sfruttando i residui del caffè prodotti dai bar capannoresi e costituendo la prima urban farm della piana.
dìlucca  

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