Capitolo I: Cora

Ricordo solo il buio.
Come se qualcuno, improvvisamente, avesse spento una luce nel mio cuore: “Cora è morta”.
Queste erano le uniche parole che mi frullavano per la testa.
Era una sera d’autunno, all’imbrunire le foglie sparse sul viale dell’Università sembravano tante anime perse, pesanti nella loro leggerezza.
Stavo seduta in biblioteca a rimettere a posto le mie cose prima di andare via.
Stava per concludersi una giornata come tante, fatta di lezioni, studio e le solite chiacchiere con i compagni di corso.
Ricordo che avevamo in progetto di girare un cortometraggio, l’ennesimo tentativo di cimentarci in qualcosa di pratico: frequentavo la Facoltà di Lettere con Indirizzo Comunicazione e Spettacolo e il mio sogno, come quello di molti miei amici, era il cinema.
Purtroppo però, la scuola, oltre a tanta teoria, non offriva di più e, così, molto spesso, ci organizzavamo da soli per realizzare qualche piccolo film.
Un modo per mettersi alla prova con sceneggiature, riprese, recitazione.
Un modo per passare del tempo insieme dando sfogo alla nostra grande passione.
Proprio quel giorno con Andrea e Alessandro, due studenti del terzo anno come me, stavamo pensando di girare un piccolo documentario sugli artisti di strada.
Non vedevo l’ora di iniziare a lavorare con Viviana, la mia migliore amica, e andare in giro per Roma riprendendo statue umane, suonatori di metropolitane, pagliacci di piazza.
Erano queste le cose a cui stavo pensando in quel momento, nel preciso istante in cui Marco è entrato e mi ha detto: “Cora è morta”.
In un solo istante tutto si è spento e ho sentito solo il freddo, il freddo di un' idea che non riuscivo ad accettare, il freddo di un cuore che stava piangendo già prima che io riuscissi a capire: “Come?”.
Dopo circa un minuto di totale agonia, dove mente e corpo avrebbero voluto solo scomparire, queste sono state le prime parole che ho pronunciato.
“Un incidente stradale mentre tornava da una festa, me l’ha detto Alessia”.
Io non conoscevo Cora molto bene, anzi, diciamo che non la conoscevo affatto.
Lei era un anno avanti al mio, era da poco tornata dall’Erasmus, era stata a Londra.
Si stava per laureare ed era il fiore all’occhiello del nostro dipartimento.
I professori l’adoravano e per me, anche se non l’avevo mai avvicinata più di tanto, era una specie di esempio.
Ricordo ancora il giorno in cui mi trovavo nella sala studenti a preparare il mio primo esame, eravamo solo io e lei.
Ero parecchio in ansia e Cora, invece, aveva da poco preso un trenta.
Io [...]

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