Cari amici europei. Anche voi che ci odiate...di Michael Novak

L’America non desidera né merita un amore acritico.
Ma pensate solo al fatto che il mondo sarebbe meno libero e meno ricco se fossimo stati isolazionisti e se non avessimo aiutato le democrazie; -Miei cari amici in Europa, l’America è stato per molto tempo un Paese giovane, ma adesso siamo diventati adulti, ed è del tutto normale odiarci e, evidentemente dirci dove sbagliamo.
Siamo in grado persino di imparare una o due cose da ciò che ci dite, e applicarci al nostro principale progetto: il miglioramento di sé.
L’America è un luogo dove ogni vita è incompleta fino alla morte, e la stessa considerazione la riserviamo al nostro Paese.
Tutto è sempre un «rinascere» continuo.
Ciò che esisteva ai tempi di Clinton, non esiste più ai tempi di Bush.
Tutto è troppo rapido.
Nel 2005 o nel 2009 sotto un altro presidente, ci sarà un’altra rinascita.
Perciò continuate a criticarci.
Ne faremo tesoro per diventare migliori, più forti, e con molta probabilità anche più ricchi.
Vi ricordate quindici anni fa (verso la fine dell’amministrazione Reagan) quei recensori in Europa eccitati per tutti quei libri e articoli pubblicati in America sul «declino» americano, sull’«allungamento imperialista» (Paul Kennedy) e l’imminente caduta verso un destino da colonia del Giappone (William Pfaff)? Non è mai avvenuto che quelle predizioni divenissero realtà.
Infatti, sono stati il Giappone e l’Europa ad accusare un declino, mentre il reddito pro capite dell’America cresceva da 14,400 dollari a 29,451 dollari.
L’ammontare del budget per la difesa del Paese ha subito un taglio di circa la metà di una porzione del Gdp, tuttavia la tecnologia e le capacità individuali delle nostre forze armate hanno fatto un balzo enorme dal 1991 a oggi.
Nel 1998, gli europei prevedevano che la nuova Comunità europea avrebbe gareggiato con l’America in potenza e dinamismo economico e, di conseguenza, che una potenza politica europea unificata avrebbe superato il potere dell’America, persino nel momento in cui l’Europa temeva una forza militare compensativa.
Anche noi credemmo che l’Europa potesse superarci.
Ci troviamo in un mondo competitivo, e c’è sempre la possibilità, per coloro che stanno in coda, di balzare avanti a tutti gli altri se ci sanno fare.
Ma ora ci troviamo nel 2003, e i giornali e le riviste in Europa non si vantano che l’Europa è al primo posto, che è la superpotenza mondiale, la forza egemonica.
Al contrario, i vignettisti europei fanno delle caricature degli Stati Uniti in queste condizioni [...]

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