Cari ragazzi

Cari ragazzi
Voglio ringraziarvi per l’affetto e la solidarietà che mi avete dimostrato e nello stesso tempo voglio esternarvi alcuni pensieri che mi girano per la testa.
Sono passati due anni e mezzo da quando ho lasciato l’azienda, ma questo tempo non conta perché l’ho trascorso a farmi un’esperienza e una professionalità di tutt’altro tipo di quella che avevo acquisito in fabbrica. La vicenda ormai la conoscete tutti.
Quindi è come uscissi oggi dalla fabbrica per andare in pensione e voglio aggiornare il mio addio che vi mandai allora. Lo ricordate?
A quel tempo mi piaceva scherzare, e scrissi delle cose che, anche se rispecchiavano il mio modo di pensare e un po’ la mia filosofia di vita, erano messe giù in modo scanzonato e scherzoso.
Vi parlai della luce della conoscenza, dicendo che poco sapevamo di noi e del nostro esistere, e dell’incognita nello svoltare l’angolo o nell’affrontare la prossima curva.
Ora io posso dire che l’angolo l’ho svoltato e, dopo la curva, ho incontrato ...

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