Carlo Galli, La sovranità privata

La sovranità privata di Carlo Galli (la Repubblica, 10.06.2010) «Fare leggi rispettando questa Costituzione è un inferno».
Certamente, alle molte e anche contrastanti definizioni di "Costituzione" mancava ancora questa: ma c'è da sperare che d'ora in poi i manuali di diritto costituzionale tengano conto anche della Costituzione come inferno, ultima delle esternazioni di Berlusconi in questi giorni.
D'accordo.
Si tratta del solito espediente grazie al quale una sostanziale vittoria (il provvedimento sulle intercettazioni) viene fatta passare, in perfetto stile democristiano, per un compromesso di cui non si è soddisfatti: a ciò Berlusconi è spinto anche dal timore di esser poi travolto nella sconfitta nel caso che dal Quirinale venga uno stop alla legge.
La prova di forza della "blindatura" - e a maggior ragione il pugno sul tavolo del voto di fiducia - è venata da debolezza, come ha scritto ieri Ezio Mauro.
Al tempo stesso si tratta di una mossa diversiva, per aprire una polemica che distolga l'opinione pubblica sia dalla legge-bavaglio sia dalla manovra economica, due provvedimenti fortemente impopolari.
E per incolpare qualcuno o qualcosa - la Costituzione, chi l'ha voluta in passato, chi la difende ora - come responsabile delle debolezze e delle contraddizioni dell'azione di governo, che vanno imputate invece alle divisioni nella maggioranza e all'uso distorto delle istituzioni, che non sono state pensate per essere utilizzate come ora avviene.
Il discorso pubblico che proviene da Berlusconi - esplicitamente post-costituzionale, e ormai anti-costituzionale - è infatti consapevolmente centrato sul trasferimento nel campo politico delle logiche imprenditoriali del "comando efficace", libero da ogni contropotere costituito, anche da quello delle norme e delle procedure.
La funzione pubblica è quindi concepita come qualcosa di discrezionale, che dipende dalla volontà del Capo: non a caso egli afferma che la Protezione Civile dovrebbe astenersi dal suo dovere, in Abruzzo; e che la Rai non dovrebbe vedersi rinnovare il contratto di concessione, se non si piega ai suoi voleri.
Questo prevalere del Privato sul Pubblico viene definito da Berlusconi "sovranità": quel Privato ha infatti vinto le elezioni, e ha quindi ricevuto un presunto mandato dal popolo sovrano a governare senza limiti né controlli.
A questa aberrante conclusione egli giunge poiché concepisce la sovranità come la titolarità e l'esercizio di una volontà monolitica e irresistibile (in un certo senso, come facevano i giacobini, che concentravano [...]

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