Caso Di Maio: i punti ancora da chiarire dopo la difesa del padre

I nodi da sciogliere del caso Di Maio, deflagrato dopo un servizio delle “Iene” su un operaio impiegato in nero nell’azienda edilizia della famiglia del vicepremier e ministro del Lavoro.
Lui si dice tranquillo, e suo padre, Antonio Di Maio, lo difende affermando che “Luigi è attaccato con ferocia”, ma sono diversi i punti oscuri ancora da chiarire nella vicenda: dalle assunzioni in nero ai presunti abusi edilizi.
Luigi Di Maio ha mai lavorato in nero per l’azienda paterna? Due giorni fa il vicepremier ha mostrato i documenti che attestano che lui lavorò per l’azienda edilizia paterna dal 27 febbraio 2008 al 27 maggio dello stesso anno, con la qualifica di operaio e la mansione di manovale, ricevendo una retribuzione di 1.348, 81 euro.
In più occasioni però Di Maio aveva detto di aver lavorato per l’azienda di famiglia durante la stagione estiva, ma la lettera di assunzione da lui esibita non riguarda alcun periodo estivo e permane dunque il dubbio se egli abbia mai lavorato in nero, senza contratto.
Luigi Di Maio sapeva degli operai assunti in nero? Il servizio delle “Iene” che ha fatto scoppiare il caso, andato in onda il 25 novembre, ha svelato come il padre del leader pentastellato avesse assunto in nero un operaio, Salvatore Pizzo; rivelazione confermata dallo stesso vicepremier, socio al 50% dell’azienda.
Successivamente però sono spuntati altri tre casi di lavoratori pagati in nero dal padre: Luigi ne era a conoscenza? Luigi Di Maio sapeva della causa intentata da un operaio? Inoltre, secondo quanto scrive il quotidiano “La Stampa”, c’è un altro punto non chiaro: Di Maio sapeva “della causa di lavoro intentata contro la Ardima costruzioni (di proprietà dei genitori del ministro) nel 2013 dall’operaio Domenico Sposito (per farsi riconoscere un monte di ore lavorate a suo dire in ‘nero’), causa che era ancora in corso quando la vecchia società fu donata all’attuale ministro del Lavoro e alla sorella Rosalba e prese il nome di Ardima srl”? “Può il socio di una piccola ditta a conduzione familiare – scrive ancora ‘La Stampa’ – ignorare un contenzioso che, per legge, deve essere iscritto nel bilancio o nella nota informativa della srl?”.
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