Catalogna, "la Spagna sta processando la libertà accademica"

Barcellona, 17 apr.
(askanews) - Sul banco degli imputati non ci sono soltanto 10 ex-membri del governo catalano i due leader delle più grandi associazioni della società civile, tutti processati per ribellione e sedizione dal Tribunale Supremo di Madrid, in carcere preventivo da un anno e mezzo: la lista di quanti sono sotto processo a vario titolo per il referendum sull'indipendenza del 1 ottobre 2017 comprende anche quattro vertici delle forze dell'ordine regionali, accusati a loro volta di ribellione e processati a Madrid dall'Audiencia Nacional.
E ancora, altri 40 circa fra parlamentari, imprenditori, membri della Commissione elettorale e funzionari della Generalitat, accusati di reati che vanno dalla "disobbedienza" alla malversazione.
In Catalogna, che continua a essere governata da una coalizione di forze indipendentiste, uscite vittoriose dalle elezioni regionali indette da Madrid dopo il referendum incriminato, sono quindi oltre 50 le persone processate per il referendum a cui presero parte oltre due milioni e mezzo di persone.
Fra queste, 17 persone sono processate per malversazione di fondi pubblici per attività che la procura ritiene collegate allo svolgimento del referendum e rischiano da due a otto anni di prigione: per loro la magistratura ha stabilito una cauzione di 5,8 milioni di euro da pagare entro 24 ore dalla notifica sotto pena di pignoramento.
Albert Royo, ex segretario generale di Diplocat, un consorzio pubblico-privato creato per promuovere la conoscenza all'estero della questione catalana, è una di loro: "Quando ero segretario generale del Consiglio di Diplomazia pubblica della Catalogna ho organizzato due progetti, che il giudice ritiene fossero missioni di osservazione elettorale.
Si tratta di un progetto accademico, ho invitato un gruppo di esperti europei per fare un'analisi dei rapporti fra Catalogna e Spagna durante l'estate del 2017, e un programma di visita internazionale per invitare deputati e parlamentari europei a essere presenti in Catalogna nel fine settimana del referendum".
Royo ritiene che si tratti di un attacco alla libertà accademica e all'esercizio delle prerogative di politici e parlamentari, dato che in concreto le attività in questione si sarebbero svolte anche in assenza di referendum del 1 ottobre, e che non erano comunque necessarie al suo svolgimento, di modo che mancherebbe il nesso di causalità.
E inoltre, spiega, l'enorme cifra chiesta per la cauzione - corrispondente in teoria al danno per le finanze pubbliche - è il risultato di un calcolo su cui ci [...]

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