Challenger – Lo strumento: Scetticismo Metodologico

  Sono convinto che le verità debbano sempre passare il crivello dello Scetticismo metodologico per essere considerate tali.
In questo mi sono molto esercitato, sia nel mio lavoro manageriale, non solo quando ho fatto il Challenger, come nel semplice quotidiano pensare che riflette anche come scrivo nel blog.
Ho adottato lo Scetticismo metodologico come strumento razionalista per giudicare il valore della conoscenza empirica, per individuare la fine del dubbio in ciò che è evidente.
Questo dubbio, il mio dubbio, è il dubbio metodico, ben differente dal dubbio scettico degli antichi greci che dubitavano della possibilità di avere una conoscenza vera della realtà (Scetticismo filosofico), che è un dubitare per dubitare, per cui il dubbio è fine a se stesso per la totale sfiducia nelle qualità dell'uomo.
Lo Scetticismo metodologico, inteso come corrente di pensiero filosofico, si differenzia dallo Scetticismo filosofico perché usa il dubbio solo come metodo per mettere alla prova le conoscenze che abbiamo.
Esso funge da "prova del fuoco" per cui solo le conoscenze che sopravvivono a questa verifica possono essere considerate assolutamente vere.
Lo Scetticismo metodologico si può considerare: erede del Rasoio di Ockham, principio alla base del pensiero scientifico moderno che, nella sua forma più semplice, suggerisce l'inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno; precursore del Falsificazionismo di Karl Popper, per cui la falsificabilità è il criterio per demarcare l'ambito delle teorie controllabili, che pertiene alla scienza, da quello delle teorie non controllabili, identificato con la metafisica.
 

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