Che ci fanno dei girini sulla Stazione spaziale internazionale

I girini a bordo della stazione spaziale internazionale.
Succederà nel prossimo autunno, un esperimento di un mese che dovrà studiare l’effetto della microgravità sui processi di crescita, riparazione e rigenerazione dei tessuti.
E’ l’obiettivo di Xenogriss, uno dei sette esperimenti italiani curati dall’Agenzia spaziale italiana che l’astronauta dell’Esa Luca Parmitano condurrà durante la missione dell’Esa “Beyond“, che nel luglio prossimo lo porterà nuovamente sulla Stazione spaziale internazionale di cui assumerà anche il comando.
Principal investigator dell’esperimento è Angela Maria Rizzo, docente di Biochimica al dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università Statale di Milano, affiancata nel coordinamento dalla prof.
Monica Monici dell’Università di Firenze.
XENOGRISS (acronimo di”XENOpus Growth and Regeneration on ISS) – ha spiegato Angela Maria Rizzo – “prevede il coinvolgimento di studenti provenienti dall’ITIS Meucci di Firenze, supervisionati dal prof.
Stefano Cartocci e la preziosa collaborazione dell’azienda Kayser di Livorno”.
L’esperimento “sarà lanciato con una missione Space X, probabilmente nel prossimo autunno” e si prevede che resti a bordo della Stazione per circa un mese.
“L’esperimento – spiega la docente della Statale di Milano – vuole valutare l’effetto dell’ambiente spaziale, ed in particolare della microgravità sul processo di rigenerazione tissutale.
Per capire la logica di questo esperimento basta pensare al fatto che l’ambiente spaziale induce negli esseri viventi dei processi fiso/patologici che assomigliano molto all’invecchiamento.
Proprio durante l’invecchiamento il processo di rigenerazione tissutale, ad esempio delle ferite o delle piaghe, è fortemente compromesso.
L’effetto delle condizioni di microgravità sulla crescita e rigenerazione dei tessuti – aggiunge – è ancor meno noto, ma ci aspettiamo degli effetti evidenti della microgravità sul processo di rigenerazione, e lo studio di questi effetti è rilevante sia in vista della permanenza futura dell’uomo nello spazio, che per lo studio dei processi molecolari sottesi, e quindi per il trattamento di alcune condizioni patologiche sulla Terra”.
Chi è la rana africana Xenopus laevis Come modello animale verranno utilizzati dei girini di Xenopus laevis, una rana africana.
“Il girino – spiega Angela Maria Rizzo – ha la proprietà di rigenerare spontaneamente la coda, durante i primi giorni di sviluppo” [...]