Ciao Carlo

La chiesa di Limena si è riempita a poco a poco quasi fino a non riuscire a contenere tutta la gente.
Le auto parcheggiate sotto un sole che pareva d’agosto più che di settembre, due pullman Gran Turismo con i quali sono giunti i colleghi di Vodafone Italia e Comdata Care, i ragazzi del coro, i volontari della Protezione Civile, la gente di Limena e, naturalmente, i genitori e i parenti in prima fila, gli amici seduti sui banchi ed assiepati lungo le navate.
Una messa semplice ma al tempo stesso piena di dignità, poche concessioni al pietismo ed alla tristezza.
Certo, la commozione era forte ed è stata una dura prova riuscire a frenare le lacrime, soprattutto quando la bara ha fatto il suo ingresso portata a spalla dagli amici più fedeli, quelli storici, quelli del giovedì.
Gli stessi che abbiamo ammirato salire sull’altare quasi facendo quadrato per leggere con voce decisa anche se rotta dall’emozione il loro arrivederci all’amico scomparso.
Subito dopo di loro, anche Claudia è salita al leggìo, interpretando con le sue parole i pensieri di tutti gli amici che in quel momento erano troppo emozionati per parlare.
Sui banchi campeggiavano dei volantini come quello della foto, pensati e realizzati da Selena.
All’interno, la riproduzione della copertina dell’ultimo album di Carlo ed il testo di uno dei suoi singoli: Sono io.
Selena ha fortemente voluto che a fine messa si facesse ascoltare questa canzone e insieme a Latifah è riuscita ad organizzare il tutto alla perfezione.
Quando infatti, dopo la benedizione e l’aspersione d’incenso, il feretro era ormai pronto per l’ultimo viaggio, si sono diffuse nell’aria le note di Sono io seguite poi da quelle di Viola, altro brano “famoso” del nostro Carlo.
Ed è così, sulle ali della sua musica e tra i nostri applausi, che la bara è uscita dalla chiesa diretta verso il Cimitero Maggiore di Padova dove la salma verrà cremata.
Fuori, sotto il sole splendente, c’eravamo tutti.
Tristi, frastornati e con le guance rigate di lacrime.
Ma in fondo anche un po’ felici.
Perché quel ritrovarsi è stato anche un modo per rivederci, riscoprirci, riapprezzarci e capire, a fronte della scomparsa di uno di noi, quanto forte sia il valore dell’amicizia.
Quel brusìo di parole, discorsi e saluti che si sentiva in sottofondo dava la forte idea che si fosse tutti pervasi da un nuovo spirito, quello del nostro Carletto.
La sua grande eredità.

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